Roma, 30 gen. (Adnkronos) - "Federico Faggin, padre del microprocessore Intel e fisico, oggi pensatore di rilievo internazionale sulla natura della coscienza, ha sottolineato un punto cruciale: se non cambiamo idea di chi siamo, ci faremo ingannare dall'intelligenza artificiale controllata da coloro che vogliono essere i più potenti del mondo. Il rischio non è solo tecnologico, è concettuale. Se accettiamo di ridurre l'uomo a macchina biologica ad algoritmo perfezionabile, allora sì, una macchina potrà superarci. Ma se comprendiamo che la coscienza umana, la nostra capacità di discernimento, di intuizione, di significato, non è replicabile, allora la tecnologia diventa ciò che deve essere, uno strumento al servizio della dignità". Lo ha affermato Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, intervenendo al convegno '7th Soft power conference-Soft power e intelligenza artificiale: migliorare l'informazione, contrastare la disinformazione", organizzato nell'Auletta dei Gruppi dal Soft power Club presieduto da Francesco Rutelli. "L'uomo infatti -ha aggiunto- è un campo quantico consapevole che sa di sapere. Questa è la nostra superiorità, non da difendere in trincea, ma da affermare come fondamento di una visione antropocentrica della tecnologia. Ed è questo lo spazio della speranza. Noi non siamo luddisti digitali. Sosteniamo con fermezza una visione dove l'algoritmo serve la dignità umana, dove l'innovazione non è un destino ineluttabile ma una scelta collettiva. E il Soft power Club, riunendo intellettuali, decisori, rappresentanti internazionali, è esattamente questo lo spazio dove decidiamo quale futuro costruire". "La sfida che abbiamo davanti -ha concluso Mollicone- non è vinta dalla tecnologia migliore, ma da chi sa raccontare una storia più vera, più coraggiosa e più umana. L'Italia, da Lorenzo Valla a oggi, ha sempre saputo distinguere il falso dal vero. Oggi abbiamo il dovere di trasmettere questa consapevolezza".
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