Roma, 11 dic. (Adnkronos) - “Di fronte a quanto sta avvenendo nelle redazioni di Repubblica e Stampa, il governo italiano non può restare silente e fermo. La vendita del gruppo Gedi è ormai un fatto acclarato: vengono al pettine nodi finanziari irrisolti della proprietà che hanno portato a questa fase di smantellamento. Ma la cessione degli asset di valore a un soggetto straniero che come denunciano i Cdr non offre alcuna garanzia su occupazione, solidità industriale, identità editoriale e qualità dell’informazione, non può passare sotto silenzio". Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia. "Palazzo Chigi deve assumere un’iniziativa immediata di fronte a quella che appare come una vera e propria dismissione di un patrimonio della democrazia italiana, un gruppo editoriale che ha segnato la storia del nostro giornalismo e rappresenta un presidio essenziale del pluralismo. Le informazioni fornite alle redazioni delineano inoltre la prospettiva di una vendita successiva per pezzi: una scelta inaccettabile. Chi intende acquistare deve assumersi la responsabilità dell’intero gruppo e del suo rilancio industriale, non procedere a uno spezzatino che indebolirebbe ulteriormente il sistema dell’informazione". "Per la tutela di beni e capitali strategici di interesse nazionale viene spesso evocato il Golden Power. Utilizzato da questo Governo per molto meno. C’è’ da chiedersi se, di fronte a una delle più grandi aziende editoriali italiane, che rischia di essere ceduto senza garanzie a un soggetto estero con soci di varia entità e origine, non sia necessario valutare seriamente anche questo strumento, verificandone con rigore la piena coerenza normativa. Esprimiamo la solidarietà mia personale e quella del gruppo del Partito Democratico al Senato a chi quel patrimonio lo ha fatto vivere in cinquant’anni anni di storia e continua a farlo vivere oggi. Siamo al fianco dei lavoratori del gruppo, che hanno annunciato iniziative di mobilitazione e sosteniamo le loro richieste di trasparenza e responsabilità. Ci auguriamo che al più presto possa esserci un confronto con il governo, perché in gioco non c’è solo il futuro di un’impresa editoriale, ma un pezzo della storia e della democrazia del Paese”.
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