Roma, 20 nov. (Adnkronos) - "Con tutto il rispetto che si deve sempre alle istituzioni, è ormai evidente a tutti che il ministro Urso sta portando l’ex Ilva verso la chiusura e l’Italia a perdere un polo siderurgico strategico. Sono tre anni dopo un lungo scaricabarile tra ministri con deleghe diverse, che il titolare del Mimit rassicura sulle sorti dell’impianto di Taranto, dell’indotto e degli altri stabilimenti, parlando ogni volta di investitori diversi, mai concretizzati. Ora la verità è evidente: non c’è nulla. Nessun piano, nessuna risorsa, nessun partner industriale. E questo fallimento non può essere scaricato né sugli enti locali né, ancor meno, su lavoratrici e lavoratori che hanno dato la vita per questa azienda”. Lo afferma il senatore Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd. “Come temevamo da tempo – prosegue Boccia – il cosiddetto piano industriale del governo Meloni è in realtà un piano di chiusura mascherata: un drammatico spezzatino dei siti produttivi, reparti spenti, corsi di formazione al posto della Cig, e nessuna prospettiva concreta per la produzione dell’acciaio in Italia. Lo denunciano oggi unitariamente tutti i sindacati, lo confermano i presidi, gli scioperi, le strade bloccate a Taranto, Genova, Novi Ligure. A Taranto c’è solo incertezza, dolore, caos e rabbia. E mentre esplode la mobilitazione nazionale, il governo commette un fatto gravissimo: convoca un tavolo solo per i siti del Nord, lasciando fuori Taranto. La vertenza non può essere divisa: Taranto deve essere convocata subito al tavolo nazionale". “Siamo accanto alle lavoratrici e ai lavoratori, alle loro famiglie e alle organizzazioni sindacali che giustamente protestano contro un piano irricevibile. Chiediamo che la Premier Meloni si assuma finalmente la responsabilità politica di questi anni perduti e venga in Parlamento a riferire immediatamente. Il governo ha il dovere della verità e della trasparenza e soprattutto l’obbligo di evitare un epilogo drammatico per l’intero sistema produttivo italiano. Non serve l’ennesimo commissariamento a perdere: serve un piano serio, con risorse vere e con il coinvolgimento delle imprese pubbliche e private per salvare l’ex Ilva e il futuro della siderurgia italiana”.
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