Roma, 15 nov. (Adnkronos) - “Siamo qui perché crediamo nel valore insostituibile di ogni persona. E siamo qui per sfatare la convinzione che le persone non siano più interessate alla politica. Sono state semmai estromesse dai suoi meccanismi e hanno smesso di credere nei politici e nei partiti. Si sono allontanate dalle urne. Hanno smesso di pensare che il sistema politico possa in qualche modo migliorare la loro vita o risolvere i loro problemi. Noi vogliamo essere una dimostrazione che le persone possono ancora occuparsi di politica e di bene comune, ma anche che non sempre, non tutti, hanno trovato una comunità politica capace di coinvolgerli in un progetto trasparente e condiviso”. Lo ha detto Ernesto Maria Ruffini all'assemblea dei comitati 'Più uno'. “Non siamo il partito di qualcuno. Né quello voluto da qualcun altro. Non il palco di qualcuno. Non una platea di Vip, presunti Vip, o aspiranti tali. Ma un progetto politico condiviso tra noi". E aggiunge: "Facciamo politica senza chiedere il permesso a nessuno. E lo facciamo insieme, perché la politica che ci piace non è quella delle comfort zone in cui si sono rifugiati oggi i partiti, ma deve nascere dall’impegno di ognuno”. Sugli schermi scorrono le immagini di persone comuni ma anche di Moro e Berlinguer, sicuramente ispiratori ideali dei comitati Più Uno, “una rete viva, aperta al dialogo, concreta, che unisce, che ascolta, che include e ridà voce ai cittadini. Unire è un atto politico di coraggio e di responsabilità. Serve parlare a tutti per ricostruire quella comunità che il nostro Paese sembra avere perso. L’Italia deve ritrovare il coraggio di guardare in faccia i problemi e di confrontarsi senza dividersi per partito preso. Perché il Paese in cui desideriamo vivere è quello che tutti sentono proprio e di cui tutti si prendono cura. Un Paese diviso è un Paese più debole, più fragile dove finisce per vincere la destra, che è più brava a radicalizzare e non è interessata a una comunità”.
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