Roma, 13 ott. (Adnkronos) - "Non possiamo accontentarci di una crescita dello zero virgola. Lo sviluppo deve tornare al centro della prossima legge di bilancio. Il governo ascolti le parti sociali: una manovra minimalista come quella che si prospetta è del tutto inadeguata, non è sufficiente mantenere i conti sotto controllo se l’economia rimane stagnante. Senza una strategia di rilancio degli investimenti, l’Italia rischia di restare ferma. Serve coraggio e visione, due caratteristiche purtroppo del tutto assenti nella politica economica del governo Meloni". Così in una nota Antonio Misiani, responsabile Economia e impresa del Pd, a margine dell’assemblea di Assolombarda a Milano. "Il divario nelle risorse e negli strumenti dedicati alle politiche industriali tra Italia e Germania - prosegue - è il simbolo del ritardo che dobbiamo colmare, se vogliamo che il nostro Paese torni competitivo e protagonista in Europa. Il modo di fare impresa sta cambiando profondamente, sulla spinta della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. È un cambio di paradigma vero. Il rilancio degli investimenti in innovazione è dunque una priorità nazionale per accrescere la produttività: non solo gli investimenti nelle nuove tecnologie, ma anche in formazione e per accrescere le competenze delle persone. Dopo il fallimento di Transizione 5.0, serve un nuovo programma di incentivi semplice, accessibile e capace di coniugare trasformazione digitale e conversione ecologica". "È innanzitutto su questo terreno che si misura la capacità del Paese di mettere in campo una vera politica industriale. Il secondo nodo che non possiamo permetterci di ignorare è il costo elevatissimo dell’energia, che resta un pesante squilibrio competitivo. L’unica risposta efficace in tempi rapidi è accelerare sulla produzione da fonti rinnovabili e disaccoppiare il costo dell’elettricità da quello del gas, riducendo i costi, aumentando la sicurezza energetica e abbattendo le emissioni. È anche dalle caratteristiche del nostro mercato energetico che dipenderà la forza del nostro futuro. E non c’è futuro senza industria, né per l’Italia, né per l’Europa", conclude.
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