Roma, 27 mar. (Adnkronos Salute) - "Non riconoscere l’ipoparatiroidismo può portare a complicanze, anche a livello renale, che devono essere prevenute con la terapia adeguata, basata sulla sostituzione dell’ormone mancante. Serve quindi una maggior formazione dei medici che visitano questi pazienti e che potrebbero intercettarli per primi". Lo ha detto Maria Luisa Brandi, professoressa, medico chirurgo specialista in endocrinologia e malattie del metabolismo, direttore della Donatello Bone Clinic e presidente della Fondazione italiana ricerca sulle malattie dell'osso (Firmo), al media tutorial sull’ipoparatiroidismo organizzato oggi a Milano da Ascendis Pharma. La patologia endocrina rara è caratterizzata da deficit totale o parziale di secrezione di paratormone (Pth) da parte delle ghiandole paratiroidi, che determina una riduzione dei livelli di calcio e un aumento dei livelli di fosfato nel sangue. "L’ipoparatiroidismo presenta forme primitive congenite, causate da 29 malattie, e secondarie perché legate soprattutto ad interventi chirurgici per la rimozione della tiroide – spiega Brandi – Le forme più difficili da identificare sono le primitive congenite. Si possono riconoscere alla nascita perché si accompagnano a segni sindromici tipici della malattia, che portano a fare un test genetico. Ma ci sono poi forme cosiddette autoimmuni, che ancora oggi non siamo in grado di diagnosticare, la cui manifestazione avviene più tardi nella vita. Queste forme primitive sono le più difficili da riconoscere e spesso vengono confuse con sindromi neurologiche e depressione, proprio perché in un paziente con ipoparatiroidismo la sintomatologia inizialmente è di tipo neurologico e neuromuscolare. Il paziente, per questo si rivolge” in prima battuta “al neurologo, allo psichiatra per la depressione e l’ansietà. Serve quindi più educazione anche per gli specialisti che potrebbero rincorrere più facilmente questi pazienti". L’ipoparatiroidismo "è una malattia rara che comporta il non funzionamento delle ghiandole endocrine chiamate paratiroidi – illustra Brandi – Quando queste quattro piccole ghiandole, che si trovano dietro la tiroide, non funzionano, non viene secreto il paratormone (Pth). Si tratta dell’ormone che controlla il calcio nel sangue e mantiene la calcemia ai giusti livelli. Il calcio è fondamentale per la vita, ma è carente nell’ambiente e dobbiamo recuperarlo in certi cibi per introdurlo. Per questo il nostro organismo si è approvvigionato con un chilogrammo di calcio conservato nel nostro scheletro che viene prelevato dal Pth quando necessario. Senza la funzione del Pth, che cattura il calcio dalle ossa e dalle urine riportandolo nel sangue, fa sintetizzare la vitamina D per favorirne l’assorbimento, si rimane senza questo ione, con tutte le conseguenze del caso, compreso il rischio di morire", conclude.
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