Racconti dell'aria
transizione energetica
23 Marzo 2026 - 15:00
Il possibile ritorno al carbone riaccende l’incertezza sul futuro della centrale di Torrevaldaliga Nord, proprio mentre il territorio continua a lavorare per la definitiva uscita da questa fase storica.
A rilanciare l’ipotesi è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin che, a margine dell’evento per i 70 anni del Cesi a Milano, ha chiarito come il Governo non escluda una riattivazione degli impianti a carbone di Civitavecchia e Brindisi. Una possibilità, però, legata a una condizione ben precisa: «ha senso attivarle soltanto se il prezzo del gas sale stabilmente sopra i 70 euro», altrimenti «i costi non sarebbero sostenibili».
Il riferimento è a una soglia che in questi giorni è tornata ad avvicinarsi pericolosamente, spinta dalle tensioni geopolitiche internazionali. In questo scenario, secondo il ministro, produrre energia con il carbone tornerebbe economicamente conveniente. Non a caso, il Governo starebbe valutando un provvedimento ad hoc: «Possono essere operative anche subito, basta un decreto».
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Per Civitavecchia si tratta di un passaggio tutt’altro che marginale. La centrale Enel di Torrevaldaliga Nord avrebbe dovuto chiudere definitivamente la produzione a carbone entro dicembre 2025, segnando la fine di una lunga stagione industriale. Invece, così come l’impianto di Brindisi, è stata mantenuta in "riserva fredda": una condizione che consente, con interventi limitati, di riattivare rapidamente i gruppi in caso di emergenza energetica.
È proprio questa scelta, adottata dal Governo nei mesi scorsi, a riportare indietro le lancette della transizione. Le parole di Pichetto Fratin confermano come la sicurezza energetica continui a prevalere sulle tempistiche della decarbonizzazione, soprattutto in una fase segnata da instabilità internazionale e volatilità dei prezzi.
Sul territorio, però, il tema si inserisce in un quadro già fragile. Il futuro della centrale Enel resta infatti ancora incerto: tra ipotesi di riconversione, progetti alternativi e attese occupazionali, la città vive da mesi in una condizione sospesa.
L’eventuale ritorno, anche temporaneo, al carbone rischierebbe di allungare ulteriormente questa fase di transizione, rinviando scelte definitive.
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