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La sentenza
20 Aprile 2026 - 20:58
Luigi Sepiacci, ex direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Viterbo, è stato condannato in primo grado a 4 anni di reclusione per abusi sessuali su una studentessa.
La sentenza, pronunciata dal collegio del tribunale, è arrivata a conclusione di un procedimento in cui l’80enne era imputato per violenza sessuale aggravata.
L’episodio risalirebbe al 20 febbraio 2023, pochi giorni prima della discussione della tesi della giovane. In quel periodo la studentessa, dopo aver rischiato di non sostenere l’ultimo esame, si era rivolta all’ex direttore per ottenere un supporto nella gestione del proprio percorso accademico. Stando alla denuncia della giovane, all’epoca 23enne, Sepiacci avrebbe abusato del proprio ruolo per ottenere favori sessuali.
La Procura ha ritenuto attendibile il racconto della vittima e ha sottolineato, invece, alcune incongruenze emerse nella versione fornita dall’imputato durante il dibattimento.
L’imputato, dal canto suo, ha sempre respinto le accuse, sostenendo di non aver mai posto in essere comportamenti a carattere sessuale. Durante le dichiarazioni spontanee ha parlato di un fraintendimento, riferendo di un semplice gesto per evitare contatti mentre la studentessa sarebbe stata in stato di agitazione.
I suoi legali, Giovanni Labate e Domenico Di Tullio, ne avevano chiesto l’assoluzione mentre il Michele Adragna la condanna a 4 anni.
Richiesta accolta dal tribunale che ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato. Nel corso del procedimento era stata inoltre prospettata la possibilità di misure alternative alla detenzione, quali la semilibertà o la detenzione domiciliare, considerate l’età avanzata e le condizioni di salute dell’imputato, ma Sepiacci avrebbe rinunciato a tali opzioni.
In seguito a questa vicenda, Sepiacci si dimise dalla direzione dell’Accademia.
A suo carico c’è un altro procedimento a Roma per violenza sessuale pluriaggravata nei confronti di due dipendenti dell'Aninsei, associazione di cui è stato presidente fino a gennaio 2024.
Presunzione di innocenza: Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza, fino al terzo grado di giudizio, che si basa sull’articolo 27 della Costituzione italiana, secondo il quale una persona “Non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”. La direttiva europea n 343 del 2016, recepita con la legge delega n 53 del 2021 stabilisce che "nessun indagato possa essere considerato come colpevole prima che nei suoi confronti venga emessa una sentenza di condanna".
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