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la polemica
03 Aprile 2026 - 11:31
12:09
Una strada occupata per la preghiera, i tappeti stesi sull’asfalto, i fedeli raccolti in silenzio tra auto parcheggiate e palazzi del centro. È da questa immagine, rilanciata sui social dal consigliere metropolitano della Lega Antonio Giammusso, che in queste ore si è riacceso a Civitavecchia un confronto centrale in un momento storico tra i più difficili con la convivenza a rischio per diversi fattori: dove finisce il diritto di culto e dove comincia il rispetto delle regole nello spazio pubblico. Il video, però, non riguarda un fatto avvenuto oggi. Secondo la ricostruzione circolata in queste ore, le immagini risalgono al 18 febbraio in via Granari, nel primo giorno del Ramadan, quando la preghiera del pomeriggio sarebbe stata organizzata dal vicino centro islamico. Ed è su quel filmato che Giammusso ha costruito il suo affondo politico: «In una società civile, diritti e doveri devono camminare insieme. La fede merita rispetto, ma anche il rispetto degli spazi pubblici e delle leggi lo è».
Il punto sollevato dal consigliere della Lega non è soltanto religioso, ma urbano e amministrativo: l'occupazione di una strada pubblica e il blocco del transito. Poi la domanda che ha alimentato ulteriormente la discussione: «Forse dovremmo chiederci cosa accadrebbe se le parti fossero invertite».
La replica, sempre via social, è arrivata da Valentina Di Gennaro, consigliera comunale di Avs, che ha rovesciato completamente la lettura del caso. Dove la Lega vede un confine oltrepassato, lei vede una città che «non ha paura delle differenze» e che «non le nasconde, ma le lascia esistere». Nel suo post parla di «una comunità in preghiera», di «uno spazio diverso. Di silenzio. Di rispetto. Di senso».
Ma sotto il video e nei commenti ai post il clima è molto diverso. Decine e decine di interventi stanno infatti condannando l’episodio, non tanto sul piano della libertà di culto, che in molti dicono di non mettere in discussione, quanto su quello delle regole. Il punto ripetuto più spesso è questo: nessuno contesta la preghiera in sé, ma l’eventuale appropriazione di una strada pubblica senza adeguati permessi e senza una gestione formale della viabilità. Proprio qui si inserisce anche una delle repliche alla consigliera comunale Di Gennaro, che avrebbe richiamato il paragone con la processione del Venerdì Santo di questa sera. La contro-osservazione, rilanciata da più parti, è che per una processione religiosa servono ordinanze, supervisione della polizia locale, associazioni di supporto e un’organizzazione pubblica definita. In sostanza, per molti il tema non è la fede, ma il rispetto delle procedure quando si utilizza lo spazio comune.
Ed è qui che la vicenda smette di essere solo un botta e risposta social e intercetta un altro caso recente. Negli scorsi giorni, infatti, era finita al centro della discussione anche la vicenda della statua di San Pio al centro Chenis. In quel caso, la linea dell’amministrazione comunale era stata letta come un diniego motivato anche dalla natura pubblica dello spazio, con l’esigenza di evitare l’installazione di simboli di culto in un contesto aperto a tutti e destinato alla collettività. Un argomento che ora viene richiamato da chi denuncia una disparità di trattamento: da una parte prudenza sui simboli religiosi in uno spazio pubblico, dall’altra una strada trasformata, anche solo temporaneamente, in luogo di preghiera.
Resta adesso da capire se l’occupazione di via Granari fosse coperta da autorizzazioni, da una tolleranza temporanea o da una gestione informale. È su questo punto, più che sulla preghiera in sé, che nelle prossime ore potrebbero concentrarsi nuove prese di posizione.
Per ora la fotografia della città è già chiara. Da una parte chi chiede regole uguali per tutti e denuncia un uso improprio dello spazio pubblico. Dall’altra chi legge quella scena come una normale espressione di fede e come la prova di una città capace di accogliere. In mezzo resta il terreno più delicato: quello in cui convivenza, identità, degrado urbano e rispetto delle regole finiscono per sovrapporsi nello stesso fotogramma in un clima che – di giorno in giorno – si fa sempre più teso in un mondo che inevitabilmente avanza mentre l’incapacità di affrontare problemi concreti e quotidiani non fa altro che aumentare intolleranza e malessere nel cittadino.
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