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Semaforo rosso tecnico sul Divino Etrusco 2026: bocciato il progetto, centrodestra in rivolta

Il bando LazioCrea considera il progetto per l’edizione 2026 "non idoneo". L’opposizione compatta attacca: “Ancora un’occasione persa, grave e inaccettabile. Un fallimento amministrativo che penalizza la città”

Semaforo rosso tecnico sul Divino Etrusco 2026: bocciato il progetto, centrodestra in rivolta

divino etrusco e consiglieri centrodestra

Non è solo una questione di graduatoria, ma un vero e proprio semaforo rosso tecnico quello che si è acceso sul progetto presentato dal Comune di Tarquinia per il Divino Etrusco 2026. Il finanziamento richiesto attraverso il bando di LazioCrea è stato negato perché il progetto è stato giudicato “non idoneo”. Un verdetto che ha immediatamente innescato la durissima reazione delle forze di centrodestra.

L’attacco dell’opposizione: “Incapacità progettuale”

In una nota congiunta, Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega, Udc e Futura non usano giri di parole e parlano di una “bocciatura netta”. Secondo le opposizioni, l’esclusione non dipenderebbe da una mancanza di fondi, ma da “gravi carenze nella progettazione o nella documentazione”.

“Ancora un’occasione persa, grave e inaccettabile”, scrivono i partiti di minoranza. “Non si tratta di una semplice graduatoria sfavorevole, ma di un’approssimazione che evidenzia l'incapacità di competere con altri territori. Dopo l'ennesima occasione mancata di poche settimane fa, oggi il Comune risulta addirittura non giudicabile”.

Il nodo delle risorse

Il Divino Etrusco, evento simbolo dell’estate tarquiniese e punto di riferimento per l’intera Etruria, si farà comunque nel mese di agosto, ma il mancato arrivo dei fondi regionali rappresenta un duro colpo per le casse comunali e per le potenzialità della kermesse: Le opposizioni chiariscono infatti: “Il Divino Etrusco si farà comunque, come ogni anno nel mese di agosto, e rappresenterà ancora una volta un punto di riferimento per la città e per l’intera Etruria. Ma è evidente che la mancata assegnazione del finanziamento costituisce un danno concreto alla manifestazione e all’intera collettività. Parliamo della manifestazione simbolo del territorio”, prosegue la nota, “un evento capace di generare economia, turismo e promozione culturale. Perdere risorse su un appuntamento di questo livello significa ridurne le potenzialità e scaricare su operatori e cittadini il peso di una gestione inefficace”.

Richiesta di chiarezza

Il centrodestra parla apertamente di “fallimento amministrativo” e chiede ora che l'amministrazione renda conto degli errori commessi. Il timore espresso è che esista un “problema bandi” strutturale all'interno della macchina comunale, una lacuna che impedirebbe a Tarquinia di intercettare finanziamenti strategici mentre altri comuni limitrofi riescono a investire sul proprio futuro. “Non è accettabile che, su un bando strategico, il Comune presenti un progetto ritenuto non idoneo. Questo risultato dimostra approssimazione, mancanza di visione e incapacità di competere con altri territori. Dopo l'ennesima occasione mancata di poche settimane fa, oggi addirittura nemmeno giudicabili”. Da qui l’affondo politico: “Mentre altrove si intercettano fondi e si investe sul futuro, a Tarquinia si accumulano errori e occasioni mancate. È un modo di amministrare che penalizza lo sviluppo e mortifica le potenzialità della città”.

“Chiediamo chiarezza su come sia stato possibile arrivare a una bocciatura così evidente”, concludono le forze politiche Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega, Udc, Futura. È chiaro, a questo punto, che esista un problema ‘bandi’ su cui intervenire celermente. Tarquinia merita una progettualità all’altezza della sua storia e delle sue eccellenze. È un modo di amministrare che mortifica le potenzialità della città”.

Mentre la città si prepara comunque alla sua festa più attesa, il caso politico è aperto: la gestione dei fondi pubblici e la capacità di visione dell'amministrazione restano al centro del mirino.

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