Racconti dell'aria
IL CASO
26 Marzo 2026 - 22:28
La Misericordia di Santa Marinella
Dopo essere stata sfrattata dalla sua sede ufficiale a causa di una sentenza del Tar, che, pochi giorni fa, ha annullato l’ordinanza sindacale riguardante l’utilizzo della sede di via Rucellai, la Misericordia di Santa Marinella, rischia di chiudere i battenti.
L’associazione di volontariato in attività da oltre 30 anni, non ha più un quartier generale dove prestare i propri servizi e parcheggiare il suo parco ambulanze.
Grazie a un percorso di collaborazione già avviato con la Parrocchia di San Giuseppe e con il suo parroco, don Paolo Tammi che della Misericordia è anche Correttore Spirituale e membro del direttivo e con il contributo preziosissimo di Mons. Gianrico Ruzza, Vescovo della Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia, la chiesa è venuta in soccorso, offrendo una soluzione logistica per garantire la continuità delle attività.
Infatti, la Diocesi ha offerto all'associazione gli spazi della Parrocchia di San Tito, in Via dei Gladioli. Ma a questa soluzione si sono opposti i residenti di quel quartiere che vedono nella presenza delle ambulanze in quella zona un pericolo per gli abitanti.
Due giorni fa c’è stata un’assemblea del rione che di fatto ha evidenziato le problematiche segnalate dagli abitanti di Via dei Gladioli. Evidente la delusione del Governatore della Misericordia Stefano Di Stefano che, da cittadino, ha voluto esternare la sua amarezza postando una lettera aperta sui social.
“La foto allegata a questo mio sfogo – dice Di Stefano - racconta esattamente la verità, è il ritratto fedele di ciò che i nostri volontari vivono ogni giorno, sul campo, in silenzio, con dedizione totale. Una riflessione personale come semplice cittadino italiano, come uomo, come essere umano. Non come Governatore della Misericordia di Santa Marinella, ruolo che mi impone un diverso riserbo e che tengo separato da queste parole. I numeri parlano da soli: solo nel 2025 la Misericordia ha effettuato 2.498 interventi. Quasi sette al giorno, ogni giorno, senza fermarsi mai. Dietro ogni numero c’è una storia, una famiglia, una vita. Ma la Misericordia non è solo un’ambulanza. È un sistema di persone coraggiose che dedicano tempo, energie e cuore a tutto ciò che lo Stato spesso non riesce a fare. È il servizio 118 attivo 24 ore su 24. Sono i trasporti per infermi e dializzati. È il trasporto scolastico per i disabili, quelli che noi chiamiamo con orgoglio e affetto i nostri ragazzi speciali, perché speciali lo sono davvero. È il servizio civile, i servizi sociali, la distribuzione alimentare, il supporto psicologico, il servizio legale. È il coro di intrattenimento che porta musica, sorrisi e un po’ di calore umano agli anziani nelle case di riposo e nelle RSA, perché anche la solitudine fa male e anche la gioia è una forma di cura. Quando una famiglia non ha i mezzi per trasportare un proprio caro fuori provincia, o fuori regione, e la situazione economica rende quel viaggio impossibile, siamo noi a farci carico di quelle spese. Eppure, in tutti questi anni, nessuna amministrazione è riuscita a garantire alla Misericordia una sede definitiva. Solo promesse. Oggi tutto questo rischia di sparire. E vorrei che chi storce il naso sentendo una sirena si fermasse un momento. Un solo momento. Quella sirena che urla nella notte non è un fastidio. Non è rumore. È il grido disperato di un essere umano che sta combattendo la battaglia più antica e più solitaria che esista: quella con la morte. Quella cavalleria deve partire da qui. Deve conoscere queste strade, questo territorio, questa gente. Deve arrivare prima che sia tardi, perché il confine tra il prima e il dopo, in certi momenti, è sottile come un respiro. E non sempre ce la facciamo. In quel momento la sirena è la cosa più bella del mondo. Santa Marinella è una postazione 118: se la Misericordia venisse meno, al suo posto arriverebbe un soggetto privato o regionale. Le sirene continuerebbero a squarciare il silenzio della città ma senza più nessuno dei servizi costruiti in trent’anni di lavoro silenzioso e appassionato”.
“Nella riunione dell’altra sera – conclude Di Stefano - accanto a interventi legittimi e sensati, ne ho ascoltati altri che rasentavano la follia. Ho percepito qualcosa che non mi è piaciuto: una regia esterna, la presenza di persone con appartenenze politiche e associative precise, che si chiedevano apertamente ‘a cosa serve la Misericordia, tanto abbiamo la nostra associazione’. Non era la voce disinteressata di cittadini preoccupati. Era qualcosa di organizzato, orientato, con interessi ben distanti dai reali bisogni del territorio”.
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