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verso il referendum
19 Marzo 2026 - 12:26
In vista del voto referendario del 22 e 23 marzo 2026, la Camera Penale “Attilio Bandiera” di Civitavecchia interviene nel dibattito pubblico con una serie di considerazioni a sostegno del “Sì” alla riforma costituzionale approvata dal Parlamento.
A spiegare le ragioni della posizione sono gli avvocati Andrea Miroli, referente della campagna referendaria per la Camera penale, e Leonardo Montini Paciotta, presidente della Camera Penale di Civitavecchia.
“Riteniamo opportuno – spiegano – svolgere alcune sintetiche considerazioni riepilogative ai fini della nostra adesione alle ragioni del Sì, invitando i cittadini a esaminare il testo senza considerare il contesto ambientale, politico e sociale”. Secondo i penalisti, infatti, “è solo sulla base di un’attenta disamina del testo che possono ricavarsi le corrette norme, indicazioni ed effetti circa la reale portata della riforma”.
Il punto centrale della riforma, sottolineano, riguarda il rafforzamento delle garanzie per i cittadini: “Il nuovo assetto costituzionale garantirà maggiori tutele e diritti per tutti, maggiori garanzie processuali e diritti difensivi, a fronte del rafforzamento dei poteri di un giudice effettivamente terzo, autonomo, indipendente e responsabile”.
Un giudice, evidenziano Miroli e Montini Paciotta, “equidistante dalle parti processuali, pubblico ministero e difesa, un arbitro terzo in grado di operare un vaglio effettivo e più approfondito anche nella fase delle indagini”.
Da qui la posizione netta: “Questa è la principale ragione per votare Sì, proprio nell’interesse esclusivo del cittadino. Si tratta di una riforma di civiltà, finalizzata ad attuare i principi dell’articolo 111 della Costituzione e a rendere effettivo il cosiddetto giusto processo”.
I penalisti insistono sul valore della terzietà del giudice: “È un principio ordinamentale, non riducibile a una mera regola funzionale interna al processo. Il principio di parità delle parti davanti al giudice costituisce un presidio essenziale dello Stato di diritto”.
E aggiungono: “Questo è il fulcro della riforma. Il resto appartiene solo al contesto, del tutto irrilevante, condizionato da strumentalizzazioni e timori infondati”.
Nel merito delle critiche, la Camera Penale respinge l’idea di una deriva autoritaria: “La riforma della magistratura non configura alcun progetto autoritario né mira a indebolire l’ordine giudiziario. Si colloca nel solco delle democrazie liberali e costituzionali, rafforzando la distinzione dei ruoli e l’equilibrio tra i poteri dello Stato”.
Un passaggio importante riguarda il ruolo del pubblico ministero: “Resterà pienamente autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato, sottoposto esclusivamente alla Costituzione e alla legge, e continuerà a poter indagare anche i poteri forti”.
Allo stesso modo, precisano, “la separazione delle carriere non incide né potrà incidere sugli obblighi del pubblico ministero né sui criteri di valutazione del suo operato”, così come “il rapporto tra pubblico ministero e polizia giudiziaria rimane invariato”.
Sul tema del Consiglio superiore della magistratura, gli avvocati evidenziano come “il sorteggio dei componenti togati costituisce uno strumento necessario per spezzare il dominio delle correnti e ripristinare criteri di merito”. Il Csm, ricordano, “è un organo di garanzia costituzionale, non di rappresentanza politica”.
E ancora: “Il sorteggio è compatibile con i principi costituzionali ed europei e, insieme al sorteggio temperato dei componenti laici, rafforzerà l’indipendenza del Csm anche rispetto ai partiti politici”.
Quanto all’Alta Corte disciplinare, la posizione è chiara: “La sua istituzione non infrange né la lettera né lo spirito della Costituzione, ma anzi rafforza l’autodichia e l’indipendenza della funzione disciplinare, qualificata espressamente come giurisdizione”.
Infine, la sintesi: “La presenza dei membri togati rimarrà preponderante, la magistratura continuerà a partecipare al proprio autogoverno e non emerge alcuna dipendenza strutturale dal potere politico. Il nucleo essenziale dell’autonomia della magistratura non è compromesso”.
Da qui l’appello conclusivo della Camera Penale: “Per tutte queste ragioni invitiamo a votare convintamente Sì”.
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