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L'accusa

Caos in aula, la maggioranza è sempre più spaccata. L'opposizione: «Fallimento politico»

E intanto il nuovo vice presidente del consiglio è Luca Piergentili, esponente di centrodestra

Luca Piergentili

CERVETERI – Luca Piergentili è il nuovo vicepresidente del Consiglio comunale. Giunta di centrosinistra, nomina di centrodestra. Uno scenario che conferma quanto caos ci sia all’interno della maggioranza guidata da Elena Gubetti. Con il PD rimasto alla finestra che già da settimane con i suoi rappresentanti manifesta continui mal di pancia. E l’opposizione a questo punto esce allo scoperto con un durissimo comunicato stampa

«Quello andato in scena ieri sera è stato, con ogni evidenza, il teatro del fallimento politico di una maggioranza ormai lacerata, incapace di decidere, di votare e persino di mantenere il controllo dell’aula. Più che governare, questa amministrazione sembra limitarsi a sopravvivere, sospesa tra fragilità interne, rapporti di forza mutevoli e una debolezza politica che non riesce più a nascondere».

Il presidente del Consiglio Travaglia e la sindaca Gubetti

Riflettori accesi naturalmente sull’elezione del vicepresidente del consiglio comunale. «L’amministrazione, minoranza in aula - ironizza la minoranza che poi tanto minoranza non è -, si è dovuta piegare alla volontà dell’opposizione, che su quel passaggio rappresentava la vera maggioranza consiliare, finendo per assecondare l’elezione di Piergentili. A lui vanno i nostri complimenti per l’incarico ricevuto. Ma il significato politico dell’episodio resta pesante: chi oggi guida Cerveteri non è stato neppure in grado di governare un passaggio istituzionale elementare».

La crisi è evidente, la spaccatura non si può più nascondere e la città rischia la paralisi considerando che si tornerà a votare solo nel 2027. Critica la situazione pure sul bilancio. «Per oltre due ore il consiglio è stato sospeso più volte nel tentativo, evidentemente vano, di ricomporre una frattura interna che la maggioranza non è riuscita a sanare. Ne è scaturita un’immagine desolante: consiglieri ripiegati sui propri equilibri interni, più intenti a misurare rapporti di forza che a confrontarsi sul merito degli atti. L’esito finale ha certificato il fallimento politico della serata: il maxi-emendamento con cui la maggioranza intendeva intervenire sul piano triennale non ha raccolto neppure i voti del suo stesso schieramento, costringendo il sindaco, a mezzanotte passata, a ritirare il punto. Una ritirata che vale più di cento dichiarazioni: una maggioranza che non riesce a votare il proprio stesso impianto politico-amministrativo è una maggioranza che, nella sostanza, non esiste più: resta in piedi come involucro vuoto, contenitore stanco, alleanza di convenienza tenuta insieme soltanto dalla paura di assumersi la responsabilità di chiudere una stagione fallimentare».

L'opposizione politica

Imbarazzo anche sul fronte delle opere pubbliche tra ritardi, rinvii e incertezze. «È giusto riconoscere l’impegno dell’assessore Luchetti e degli uffici, che non può essere liquidato con superficialità. Ma proprio per questo il giudizio politico si fa ancora più netto: se il lavoro tecnico esiste e i risultati continuano a non arrivare, allora la responsabilità ricade inevitabilmente su chi dovrebbe assicurare visione, coesione e capacità di governo. Campo di Mare è il simbolo più evidente di questa paralisi. Quello che avrebbe dovuto rappresentare il fulcro di una strategia di rilancio si è trasformato nell’emblema dell’inconcludenza amministrativa: cantieri bloccati, risorse rilevanti ottenute e mai tradotte compiutamente in risultati. In una città che avrebbe bisogno di concretezza, anche il reperimento dei fondi finisce così per restare confinato alla dimensione dell’annuncio».

L’opposizione ne ha per tutti. «Analoga è la vicenda del Palazzetto dello Sport. A mesi dall’aggiudicazione del bando, la città attende ancora il PFTE. Un ritardo grave, che mette in discussione tempi e prospettive di un intervento importante e che dimostra, ancora una volta, l’incapacità di trasformare un’opportunità in un risultato». Critiche su Piazza Aldo Moro.

«Quello che dovrebbe essere il finanziamento di punta della candidatura di Cerveteri Capitale della Cultura non è stato neppure inserito in bilancio dalla stessa maggioranza che lo sbandiera come simbolo della propria visione. È forse la rappresentazione più nitida della realtà parallela in cui vive la sindaca: una realtà fatta di slogan, annunci e poche certezze, nella quale la narrazione conta più della concreta capacità di portare a compimento gli atti amministrativi necessari. Nel frattempo, l’unico dato certo è l’aumento dei costi, arrivati a circa 3,5 milioni di euro».

Tirata in ballo la Multiservizi. «Altro punto critico di un sistema che mostra crepe sempre più evidenti. I dati economici prospettano una situazione in peggioramento, con ricadute possibili sugli equilibri di bilancio e sulla capacità della partecipata di svolgere adeguatamente le proprie funzioni. Non si tratta di un semplice rallentamento, ma degli effetti di una gestione debole sul piano del controllo, della pianificazione e della responsabilità amministrativa».

E poi l’affondo finale. «Il dato complessivo, dunque, è chiaro. Questa amministrazione continua a ottenere finanziamenti che non riesce a spendere, ad annunciare opere che non riesce a realizzare, ad aprire percorsi che non riesce a concludere. E quando qualcosa viene finalmente consegnato, arriva spesso in ritardo, ridimensionato, con costi aumentati e con una qualità ben lontana dalle aspettative iniziali. È accaduto sui parchi, sulle piste ciclabili e su molte delle partite che hanno scandito questi anni. Noi abbiamo un’idea diversa di Cerveteri. La loro è una città fatta di slogan e narrazioni autocelebrative; la nostra una città fondata su proposte concrete, visione amministrativa e capacità di tradurre le opportunità in risultati, che presenteremo in consiglio comunale e ai cittadini. Una Cerveteri dinamica, credibile, capace di attrarre investimenti, interesse turistico e sviluppo reale per il territorio. Per costruire questa prospettiva servono competenza, serietà e una classe dirigente all’altezza. Ed è esattamente ciò che oggi manca a chi governa la città».

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