Racconti dell'aria
Il riconoscimento
09 Marzo 2026 - 14:56
15:11
CERVETERI – Hanno lottato per anni per avere giustizia e verità per il loro figlio ucciso il 17 maggio del 2015 da chi diceva di volergli bene. Marina e Valerio, rispettivamente mamma e papà di Marco Vannini, sono diventati «Ambasciatori di pace».
Senza dubbio è un riconoscimento simbolico legato alla dignità dei genitori che hanno affrontato un mare in tempesta, tra udienze e sentenze di tribunale, per ottenere finalmente giustizia per il loro Marco che aveva 20 anni ed era bello come il sole quando è stato strappato alla vita.
Poi l’ultimo atto di un interminabile processo il 3 maggio del 2021, il giorno della Cassazione che ha messo la parola fine ad una storia terribile condannando per omicidio volontario con dolo eventuale l’intera famiglia Ciontoli.
Una storia che ha sconvolto un Paese intero. Marina e Valerio hanno ricevuto l’ambito premio alla Camera dei Deputati di Roma. La scelta è ricaduta sui coniugi di Cerveteri «per aver affermato, anche nella sofferenza più profonda che la pace nasce dalla verità, dalla giustizia e dal rispetto della vita umana, offrendo alla società una lezione di responsabilità, dignità e memoria».
Emozionati entrambi. «Per noi questo evento – parla Valerio Vannini - è motivo di orgoglio perché vuol dire che abbiamo lasciato un segno importante ai fini sociali e in ogni caso la cosa importante è che Marco continua a vivere nella mente e nel cuore della gente anche perché aveva genitori come noi. Marco è sempre il nostro angelo biondo».
A Palazzo Montecitorio era presente l’onorevole Stefania Ascani. Ha ricevuto una targa anche Mauro Valentini, scrittore che ha pubblicato con mamma Marina il quale abbiamo scritto il libro «Mio figlio Marco».
«Per noi questo premio – commenta Marina Conte - rappresenta tantissimo. Significa che il nostro operato è stato un esempio per tutti. In tutti questi anni abbiamo portato avanti la battaglia per Marco, la richiesta di giustizia e il rispetto per il suo nome e siamo stati sempre dignitosi. È importante che questa storia, seppur drammatica per noi, sia comunque un punto di riferimento affinché nel mondo non ci sia odio. Essere simbolo di pace ci ha gratificato e ringraziamo questa associazione per averci contattato».
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