Ieri la delegazione ha presentato il dossier nell’audizione davanti alla giuria del ministero della Cultura
Tarquinia: Capitale della cultura, la volata finale
Il sindaco Sposetti: « Non puntiamo al titolo per una singola città ma per un intero territorio»
28 Febbraio 2026 - 00:00
TARQUINIA - Un progetto di squadra, sostenibile, anche finanziariamente, replicabile e già operativo. Un progetto che ha il suo punto di forza nella squadra, nei dodici territori con Tarquinia capofila, che superano le divisioni e puntano sugli elementi identitari comuni e già da quattro anni lavorano insieme. Intorno a queste basi, ieri una delegazione composta dal Comune di Tarquinia e dalla Dmo Etruskey ha presentato alla giuria del ministero della Cultura il dossier nell’audizione finale per l’assegnazione del titolo Capitale italiana della cultura 2028. In sala c’erano anche i sindaci degli altri Comuni: Allumiere, Barbarano Romano, Blera, Canale Monterano, Cerveteri, Civitavecchia, Ladispoli, Montalto di Castro, Monte Romano, Santa Marinella e Tolfa.
Il dossier che è stato definito “poderoso ed elegante”. «Tarquinia ha deciso di spiccare il volo, e lo fa grazie alla cultura - ha detto nel suo intervento il sindaco Sposetti - Da qui il nome del progetto, per noi oggi il volo è lo strumento per tracciare nuove linee per il futuro. Insieme agli altri comuni rappresentiamo un’area vasta e popolata da chi si riconosce nella cultura etrusca». Il sindaco ha sottolineato come «tra questi comuni si è creata una rete, che con un investimento da quasi 53 milioni di euro trasformeranno il territorio grazie al recupero di borghi e al miglioramento dell'accessibilità». «Non reclamiamo il titolo di capitale per una singola città - ha detto infine il sindaco - ma per un intero territorio che fa da porta d’ingresso dal Mediterraneo all’Italia». A ripercorrere il lavoro fatto è stata Lorenza Fruci, coordinatrice del dossier. «Siamo partiti dalla civiltà e dalla cultura etrusca, ci siamo comunque resi conto che ci sono altri elementi collanti del territorio. Uno di questi è Vincenzo Cardarelli, che ci fa capire quanto sia importante anche parlare di poesia, un tema spesso ricorrente nel progetto. Ma non si parla di poesia qualunque, bensì di poesia a braccio. L’origine di questa tipologia di poesia è particolare, avendo origini agrarie e provenendo dai pastori, che si riunivano facendo dei veri e propri contest di versi. Questa caratteristica è strettamente legata al territorio, nella figura di Cardarelli abbiamo trovato una figura di riferimento cruciale». Il progetto strizza l’occhio al porto di Civitavecchia e al flusso dei turisti che transitano da lì. «Stiamo lavorando da tempo su tre direttrici con il porto di Civitavecchia - ha detto Letizia Casuccio, presidente della Dmo Etruskey - Dalle stime, il 30% resta a bordo e non scende sul territorio, l’altro 30% scende dalla nave e resta in zona, mentre il restante va verso Roma. Noi puntiamo sul 30% che non scende, stiamo facendo accordi con le compagnie di crociera affinché siano acquistabili a bordo biglietti per le escursioni sul territorio. Ci saranno quindi dei punti vendita e degli info point proprio a ridosso del porto, con la costante esposizione del merchandising di Tarquinia capitale della cultura. Lo scopo è far rimanere il più possibile le persone sul territorio». A entrare più nel merito è stata Federica Scala, destination manager della Dmo Etruskey, che ha sottolineato la peculiarità del progetto: «non un calendario di eventi ma un progetto che lascia traccia». Ai membri della giuria che hanno chiesto chiarimenti su come si tenevano insieme queste 12 realtà anche politicamente diverse, la stessa Scala ha spiegato che «lavorando su cose concrete, siamo riusciti a mettere d’accordo ben dodici comuni. Unire dodici menti diverse, con vedute e partiti diversi, è la prova lampante di quanto si possa far bene lavorando seriamente. Il fil rouge che lega tutti i borghi - ha sottolineato - è “il cammino degli Etruschi una proposta concreta e sostenibile che risponde a tutte quelle che sono le caratteristiche delle nostre zone. Sarà un cammino lungo 150 chilometri che vedrà tappe, pernottamenti e circuiti ad anello». Sul coinvolgimento dei giovani ha parlato invece Luca Gufi, responsabile cultura e sport del comune di Tarquinia. «Il coinvolgimento dei giovani - ha detto - è un aspetto cruciale, questo è un territorio che da 50 anni è frequentato da studenti universitari legati all'archeologia. Oggi questo è un tema che si è evoluto fortemente, abbiamo in mente di organizzare, all'interno delle accademie, un progetto chiamato Spring and summer school. Consiste nel fare della formazione universitaria sul territorio con percorsi mirati, in modo da dare nuove energie al territorio grazie ai giovani provenienti da fuori. Stiamo lavorando anche ai centri di aggregazione giovanile, e lo stiamo facendo trattando un argomento spesso sottovalutato, quello dell’educazione al patrimonio».
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