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Movida, ancora vandali al Ghetto

vandali al ghetto

Vandali al ghetto

CIVITAVECCHIA - «Questo è quello che accade ogni sabato notte». È lo sfogo duro, amaro e senza filtri che accompagna le foto del post movida al Ghetto, affidato ai social da Andrea Palmieri, titolare della pizzeria Red Carpet. Un post che in poche ore ha nuovamente acceso il dibattito, riportando al centro il tema della movida e dei vandalismi.
Palmieri parla di tavoli spaccati, "ognuno costa tra i 50 e i 60 euro"  e di sedie distrutte, "un centinaio" negli ultimi mesi, per un conto che ammonta a migliaia di euro. «Io lavoro da mattina a notte per ripagare i danni», scrive, ricordando come nella zona siano state installate le telecamere e annunciando l’intenzione di non passarci sopra, ma di sporgere denuncia. «Non mandateli a chiedere scusa», conclude, rivolgendosi ai genitori di quei ragazzi – molti dei quali, sostiene, tra i 15 e i 16 anni – che nelle notti del fine settimana trasformano le vie del quartiere in un teatro di schiamazzi e devastazioni.

Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere comunale di opposizione Luca Grossi, che nei giorni scorsi aveva presentato insieme al collega Paolo Poletti una mozione sulla gestione della movida. «La scorsa settimana – afferma – abbiamo dibattuto in Consiglio su una problematica esistente. Quanto emerge oggi dalle testimonianze dei commercianti conferma ciò che avevamo già segnalato: la gestione della movida a Civitavecchia non può essere lasciata al caso». Grossi parla di «danni economici rilevanti, atti vandalici ripetuti e coinvolgimento di minorenni lasciati senza presidio educativo o di sicurezza nelle ore notturne», accusando la maggioranza di aver finora ridimensionato il problema. «Non si tratta di criminalizzare i giovani né di limitare la vita serale della città – precisa – ma di distinguere tra movida e degrado. Lasciare soli i commercianti a pagare migliaia di euro di danni non è accettabile». Da qui la richiesta di un piano strutturato che coinvolga forze dell’ordine, scuole, famiglie e gestori, superando «la logica dell’emergenza e delle minimizzazioni». 

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