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Biodigestore, la Cgil: «Il territorio merita uno sviluppo diverso»

Il sindacato esprime contrarierà al progetto da 120mila tonnellate e invita a scendere in piazza venerdì

Biodigestore, la Cgil: «Il territorio  merita uno sviluppo diverso»

La Cgil Civitavecchia Roma nord Viterbo torna a ribadire la propria contrarietà al progetto del biodigestore da 120mila tonnellate previsto a Civitavecchia e annuncia la partecipazione all’iniziativa promossa dal comitato per venerdì pomeriggio.

«La nostra organizzazione ha già preso posizione contro la realizzazione del mega impianto dal 2022 – si legge nella nota – e ovviamente rimaniamo al fianco dei cittadini che stanno conducendo una battaglia sociale per evitare un ennesimo scempio del territorio e della salute pubblica dopo anni di servitù energetica ed altre realtà produttive altamente inquinanti». Il sindacato ricorda come dal 2019, insieme ad associazioni, forze politiche e realtà imprenditoriali del territorio, siano stati elaborati progetti per «liberare il territorio da insediamenti produttivi dannosi per la comunità e ricostruire un tessuto produttivo ecosostenibile, che garantisse occupazione di qualità senza ricadute negative sulla salute pubblica». Una linea dalla quale, sottolinea la Cgil, «non intendiamo fare passi indietro». Per la Cgil è però necessario «allargare l’orizzonte della vertenza» coinvolgendo anche i territori limitrofi, con l’obiettivo di contrastare modelli di sviluppo che «danneggiano tanti e arricchiscono pochi».

Il biodigestore da 120 mila tonnellate, secondo il sindacato, «va fermato perché anacronistico e impattante su salute e ambiente, oltre a limitare le diverse opportunità di sviluppo della città». Pur riconoscendo che «tutti produciamo rifiuti di ogni genere» e che questi devono essere trattati per evitare discariche o incenerimento, la Cgil sostiene che oggi esistono «metodi alternativi che vanno perseguiti nell’interesse della collettività».

L’obiettivo indicato è quello di costruire «un sistema di trattamento dei rifiuti realmente sostenibile e commisurato al reale fabbisogno del territorio», con impianti pubblici diffusi nel comprensorio e dedicati al trattamento delle diverse frazioni. Un modello che permetterebbe di avviare «una nuova economia circolare e la chiusura del ciclo dei rifiuti», con benefici ambientali, occupazionali e anche economici.

«Il futuro va e deve andare in questa direzione – conclude la Cgil – e il futuro inizia adesso, con la consapevolezza e la partecipazione di tutti alla costruzione dell’ambiente in cui si vuole vivere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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