Il sondaggio
Ottimo Consiglio
03 Marzo 2026 - 19:07
ALESSANDRO D'AMICO
CIVITAVECCHIA - Il termalismo rappresenta una delle più antiche e affascinanti forme di valorizzazione di un territorio. Fin dall’antichità le acque termali sono state considerate un bene prezioso anche per il loro valore sociale ed economico. In una città a forte vocazione turistica e crocieristica come Civitavecchia, sfruttare pienamente il patrimonio termale significherebbe intercettare un turismo stabile e destagionalizzato, generando occupazione e creando un indotto economico solido e duraturo.
La storia termale di Civitavecchia, risalente all’epoca romana, è testimoniata dal sito archeologico Aquae Tauri e dalle Terme Taurine. I resti ancora visibili e recentemente valorizzati, raccontano di un complesso monumentale importante, in un passato in cui il termalismo era certamente integrato allo sviluppo economico e sociale dell’area. Oggi, però, quell’eredità è andata perduta. L’unico impianto termale effettivamente fruibile sono i Bagni della Ficoncella, una struttura pubblica e low cost che rappresenta una sorta di presidio storico per la cittadinanza. Negli ultimi decenni si è parlato a più riprese della realizzazione di parchi termali moderni, capaci di valorizzare sia il patrimonio archeologico sia le sorgenti naturali, ma i progetti non hanno mai trovato concreta attuazione. Da anni il dibattito si concentra su varianti urbanistiche e iter amministrativi che hanno di fatto bloccato ogni iniziativa.
Ma può davvero una variante urbanistica rappresentare un ostacolo insormontabile per un territorio che attende questo sviluppo da decenni? Almeno un progetto privato, presentato da professionisti del settore, sarebbe pronto a partire, ma la parte pubblica pare non averlo recepito con il dovuto entusiasmo e la necessaria attenzione. Perché? Anche il restyling dei Bagni della Ficoncella, presentato dall’allora assessore all’urbanistica Leonardo Roscioni durante l’amministrazione Tedesco è rimasto sulla carta. Un’occasione che avrebbe potuto migliorare servizi e strutture, rafforzando la funzione pubblica dell’impianto senza snaturarne l’identità popolare.
La situazione si è ulteriormente complicata recentemente con l’inserimento dell’area della Ficoncella nel tanto contestato fondo immobiliare, ipotesi che apre alla possibilità di una futura privatizzazione. Questo passaggio ha suscitato forti preoccupazioni tra molti cittadini, timorosi di perdere un bene pubblico accessibile e simbolico. Su questa spinta, è nato tra i frequentatori il “Comitato Ficoncella libera” con l’obiettivo di difendere la natura pubblica della struttura pur volendone promuovere la valorizzazione.
È paradossale pensare che in epoca romana si offrivano servizi termali di rilievo - oggi documentabili attraverso il patrimonio archeologico presente – mentre attualmente pare impossibile trasformare questa ricchezza in una concreta opportunità di crescita. Il termalismo “integrato” potrebbe rappresentare davvero un volano di sviluppo stabile. Resta però un dubbio: si tratta davvero di ostacoli tecnici insormontabili oppure c’è di mezzo una mancanza di visione (o volontà) politica?
Aspettando tempi migliori, la Ficoncella continua a essere l’unico presidio termale attivo, punto di riferimento per cittadini e visitatori, e simbolo di una storia antica che attende ancora di essere rilanciata.
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