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LA SCELTA
18 Marzo 2026 - 13:05
13:18
Il sindaco Francesco Sposetti
Sfuma il sogno di Tarquinia di diventare Capitale italiana della Cultura 2028. L’annuncio ufficiale è arrivato nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, dove il ministro Alessandro Giuli ha proclamato Ancona vincitrice del titolo, davanti alla giuria presieduta da Davide Maria Desario e alle delegazioni delle dieci città finaliste.
Per la città etrusca è una notizia amara: salta il finanziamento da un milione di euro previsto a sostegno del programma culturale presentato nel dossier di candidatura. Ma resta l’eredità di un progetto corale e ambizioso, costruito con l’obiettivo di riscoprire e rilanciare l’identità territoriale attraverso la cultura.

Un progetto territoriale, non una “città vetrina”
Il dossier di Tarquinia – dal titolo evocativo “La cultura è volo. Un territorio che genera futuro. Dall’eredità alla visione” – puntava su una rete culturale estesa, capace di coinvolgere dodici comuni della Tuscia e del litorale laziale. Lontano dall’idea della città vetrina, il progetto proponeva un modello di sviluppo condiviso, incentrato sulla valorizzazione del patrimonio storico, del paesaggio e delle comunità locali.
L’immagine del volo, ispirata alla poetica di Vincenzo Cardarelli e all’iconografia etrusca, diventava metafora della capacità del territorio di spingersi oltre il passato, mantenendo un equilibrio tra memoria e innovazione.
Gli assi strategici: sostenibilità, inclusione, rigenerazione, educazione
Su quattro pilastri si reggeva la struttura del progetto:
• Sviluppo sostenibile, con particolare attenzione all’ambiente e alle economie locali;
• Inclusione sociale, per rendere la cultura accessibile e partecipata;
• Rigenerazione urbana, attraverso il recupero di spazi e borghi;
• Educazione al patrimonio, come investimento sul futuro e sui giovani.
Ad accompagnare questi obiettivi era previsto un programma di eventi articolato in cluster tematici: dai festival e le mostre ai percorsi di conoscenza del mondo etrusco, dai cammini del turismo lento alle tradizioni popolari. Un mosaico di iniziative pensate tanto per attrarre visitatori quanto per rafforzare il senso di appartenenza delle comunità.
Una rete di competenze e volti noti per la candidatura
Il coordinamento scientifico del dossier era affidato a Lorenza Fruci, già assessora alla cultura di Roma, con il supporto tecnico di Federculture per il monitoraggio. Alla candidatura avevano dato il proprio sostegno anche Marco Bellocchio, regista di fama internazionale, e il surfista Leonardo Fioravanti, scelti come testimonial di un territorio capace di coniugare creatività, sport e radici, oltre che l'attrice Maria Grazia Cucinotta.
Lo scorso 27 febbraio, durante l’audizione finale, il sindaco Francesco Sposetti aveva presentato il progetto davanti alla commissione esaminatrice, sottolineando il valore del lavoro collettivo che ha unito istituzioni, cittadini e associazioni.
Una sconfitta che apre nuove prospettive
Nonostante la mancata vittoria, per Tarquinia e le altre città finaliste si apre comunque un nuovo capitolo. Tutte parteciperanno alla quinta edizione di “Cantiere Città”, il percorso di capacity building promosso dal Ministero della Cultura e dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali.
Un’occasione per consolidare le competenze e tradurre le idee sviluppate nel dossier in progetti concreti di crescita culturale e territoriale.
Tarquinia non sarà Capitale italiana della Cultura 2028, ma il suo volo simbolico non si arresta: resta testimonianza di una cultura che unisce passato e futuro, radici e visione, territorio e partecipazione.
@RIPRODUZIONE RISEREVATA
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