(Adnkronos) - In particolare, i giudici dell'appello hanno tolto l'aggravante dei futili motivi (la premeditazione non era già stata riconosciuta in primo grado), e confermato il legame parentale con la vittima e riconosciuto le generiche. La corte, che aveva disposto un'altra perizia, riconosce la piena capacità di intendere e volere dell'imputata, ma potrebbe aver riconosciuto le condizioni psicologiche e di vita della donna (bisognerà attendere le motivazioni che saranno rese note tra 15 giorni). Stamane, nella sua lunga requisitoria l’avvocata generale Lucilla Tontodonati aveva ripercorso la "vicenda dolorosissima, direi tragica, atroce" con l’imputata - due perizie riconoscono come pienamente capace di intendere e di volere - che lascia la figlia "in un lettino da campeggio con un biberon di latte e una bottiglietta d’acqua" per più giorni per seguire il compagno. "E' un nostro retaggio culturale pensare che una madre non possa sopprimere la sua bambina, ma accade perché è uno dei tanti aspetti della natura umana. E' difficile pensare che una madre possa decidere che non le importi o le importi poco o nulla di sua figlia, ma questo accade e dobbiamo partire da questo presupposto" aggiunge la pubblica accusa che aveva chiesto la conferma dell'ergastolo. In questo caso "la condotta è particolarmente raccapricciante perché è una condotta omissiva: non è una madre che butta la figlia dalla finestra ma la lascia per cinque giorni a soffrire, per cinque giorni da sola nel caldo di Milano, conclude Tontodonati. Un'azione che per la difesa, rappresentata dall'avvocata Alessia Pontenani, non è consapevole: Alessia Pifferi abbandona la figlia, "ma non ha intenzione di uccidere". Una tesi che non ha convinto i giudici d'appello che, allo stesso modo, hanno riformato la sentenza di primo grado del 13 maggio 2024.
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