Milano, 6 mag. (Adnkronos) - C'è un possibile collegamento tra l'omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo 'Iaio' Iannucci e l'attentato alla sede del Pci di via Pompeo Trogo, nel quartiere Balduina a Roma. La pista già intuita nel 1997 dall'ex giudice di Milano Guido Salvini torna d'attualità e - alla luce delle nuove tecnologie - potrebbe segnare una svolta sul duplice omicidio milanese del marzo 1978 e sulle rivendicazioni firmate dall''Esercito nazionale rivoluzionario - brigata combattente Franco Anselmi'. Un volantino e una sigla da cui si riparte - che sarebbe comparsa solo in una terza occasione per l'attentato all'armeria Centofanti di Roma nel maggio 1998 - e che potrebbe portare nuovamente sulla pista della destra eversiva o aprire nuovi scenari finora rimasti inesplorati. La riapertura decisa dall'Ufficio gip di Milano, su richiesta della Procura di Milano che si è affidata anche a un'informativa dei poliziotti della Digos, riparte dal confronto dattilografico tra il volantino di rivendicazione dell'omicidio dei due diciottenni avvenuti in via Mancinelli a Milano con quello dell'attentato alla sede del Partito comunista avvenuto nel maggio 1978. Ma il fascicolo che vede indagati Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi (già archiviati dalla giudice Clementina Forleo nel 2000) e da cui ripartono i pm Francesca Crupi e Leonardo Lesti vede anche le testimonianze di persone già sentite negli anni scorsi, così come da una "rilettura degli atti documentali" tra cui alcuni relativi agli anni del terrorismo su alcuni di recente non sussiste più il segreto. Un'indagine che proverà anche a ripartire da elementi come i bossoli o l'abbigliamento indossato da uno dei tre entrati in azione quella sera. "Le caratteristiche somatiche e d’abbigliamento quantomeno di uno degli assassini di Fausto e Iaio (molto giovane, magro, con un impermeabile chiaro) sono decisamente compatibili con la persona di Massimo Carminati. L'impermeabile chiaro, indossato probabilmente da due degli aggressori, era del reso quasi una 'divisa' per gli esponenti della destra romana" scriveva il giudice istruttore Salvini. Contro Mario Corsi, invece, c'è il sequestro nella sua abitazione, nel 1978, "di fotografie di Fausto e Iaio e dei funerali degli stessi acquisite presso l’archivio di uno zio giornalista a Cremona. La disponibilità di tali fotografie - a dire di Salvini - appare assolutamente ingiustificata trattandosi non di fotografie di camerati, ma di avversari politici caduti per di più in un’altra città". E che tra gli "elementi dell’estrema destra romana in 'trasferta' a Milano, mossi dall’intento, di vendicare alcuni loro camerati, caduti, colpendo due giovani non personalmente conosciuti ma comunque sicuramente appartenenti all’area dell’estrema sinistra" possa esserci anche Claudio Bracci ne erano convinti gli inquirenti milanesi. Una tesi, però, bocciata dalla giudice Forleo che parlò solo di indizi. I bossoli esplosi durante l’agguato, mai rinvenuti, "furono certamente raccolti in un sacchetto applicato dagli attentatori alle armi per impedirne il recupero. Anche tale espediente era tipico del modus operandi dell’area Fuan - Nar (Fronte universitario d'azione nazionale - Nuclei armati rivoluzionari)" per l'ex giudice. La perizia balistica "ha evidenziato che i due giovani furono uccisi con armi piuttosto vecchie probabilmente Beretta modello 34 con l’originaria canna calibro 9 cambiata con una canna calibro 7,65, o Beretta modello 35. Tali armi corrispondono al tipo di dotazione logistica di cui l’area Fuan - Nar disponeva". Nonostante i numerosi tentativi effettuati, le perizie balistico-comparative "fra i proiettili, non in ottimo stato di conservazione, e alcune delle armi sequestrate ad esponenti dei Nar a Roma e solo in parte recuperate, non hanno dato comunque esito" ammetteva l'allora giudice istruttore Salvini. A quasi trenta anni di distanza le tecnologie potrebbe dare risposte inedite.
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