Roma, 28 mag. (Adnkronos) - “I ragazzi usano il telefono dalle 6 alle 8 ore al giorno mediamente ma con picchi anche che arrivano anche 12 ore. Altri dati che mi hanno fatto riflettere moltissimo riguardano l'illusione della libertà. Il 30% sostiene di non essere influenzato però, in realtà, non crediamo sia così. I social sono uno strumento che va demonizzato nella loro accezione patologica, ovviamente, ma secondo me va prima di tutto conosciuto, il web in generale”, così Gianluca Marmorato, avvocato esperto di privacy e membro del comitato scientifico Osservatorio nazionale bullismo, intervenendo alla Maratona Bullismo, durante il quale è stato presentato il primo rapporto dell'Osservatorio nazionale bullismo e disagio giovanile, al Palazzo dell'Informazione dell'Adnkronos a Roma. “Mi piacerebbe organizzare un evento - continua - con la presenza dei social per cercare di capire insieme a loro quali sono gli aspetti fondamentali sia favorevoli sia rischiosi. Ora non c'è più un limite alla possibilità da parte degli utilizzatori di andare a ricercare notizie, post, fotografie, contenuti in generale. E questo lascia un campo aperto al tema del livello di attenzione. Oggi i ragazzi, ma non solo i ragazzi, purtroppo, non riescono più ad essere attenti né alle lezioni né alla vita. Ci sono degli strumenti che devono essere implementati: gli strumenti di attenzione e di controllo rispetto all'identità, oppure alla falsa identità. Ovviamente le piattaforme sono a conoscenza di questo ma noi dobbiamo cercare anche di fornire degli strumenti legislativi”. “Qualche giorno fa, il garante della privacy ha emanato una sanzione molto rilevante. È stata sanzionata una società di chat bot. La particolarità di questa chat è che consente di generare amici virtuali, sostanzialmente. È stata sanzionata perché non c'erano le garanzie nella gestione dei dati degli utenti. Il mondo ormai è datificato, noi siamo dati: la nostra identità e il nostro comportamento, il percorso che facciamo ogni giorno per andare a scuola piuttosto che a casa, i nostri acquisti. Quindi, bisogna formare prima i genitori dei ragazzi affinché loro riescano a formare”, conclude.
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