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Anche la città di Civitavecchia celebra lunedì 10 febbraio il Giorno del Ricordo

Il Comune ha organizzato un incontro con le scuole. Alle 11 sarà deposta dall'amministrazione comunale una corona di fiori in onore dei Martiri del Foibe al Parco dell'Oliveto Il racconto della vicenda di Roberta Galletta

Anche la città di Civitavecchia celebra lunedì 10 febbraio il Giorno del Ricordo

CIVITAVECCHIA – Anche la città di Civitavecchia celebra lunedì 10 febbraio 2025 il Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime della tragedia delle foibe e dell’esodo degli Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia. In occasione di questa tragica ricorrenza l’amministrazione comunale ha organizzato un incontro con le scuole che si svolgerà a partire dalle 9,15 nell’aula consiliare Renato Pucci presso la casa comunale per raccontarne la storia e soprattutto il rapporto che i profughi ebbero con la Civitavecchia, perché ritiene «opportuno il coinvolgimento diretto degli studenti degli istituti scolastici cittadini, dal momento che alle future generazioni spetta il compito di tenere viva la memoria di questi eventi, affinché non si ripetano mai più». «Sarà una importante opportunità per i ragazzi e anche per i cittadini - afferma Roberta Galletta - che vorranno partecipare, per vivere un momento di riflessione e condivisione relativamente ad una tragedia della nostra storia, che ha visto una grande solidarietà da parte della nostra comunità che offrì accoglienza proprio alle popolazioni giuliano-dalmate allontanate con la forza dalle loro terre».

A seguire alle 11 sarà deposta dall'amministrazione comunale alla presenza delle massime autorità cittadine una corona di fiori in onore dei Martiri del Foibe al Parco dell'Oliveto-Martiri delle Foibe.

«La storia, come sempre - afferma Roberta Galletta - rimette a posto le cose. E ci aiuta a capire il presente».

Il racconto della vicenda di Roberta Galletta

"Civitavecchia rifugio di istriani e dalmati"

Tanti sono stati gli esodi di oltre trecentocinquantamila persone che

abbandonano, tra il 1943 e il 1954, l'Istria e la Dalmazia diretti,

per non morire ammazzati e gettati nelle foibe, lontano dalle proprie terre e dalle proprie case, in centonove centri di accoglienza sparsi in tutta Italia. Androni spogli, caserme, villaggi allestiti in mezzo a campi sportivi che di accogliente avevano ben poco.

Ecco perché il 10 febbraio, data che ricorda il trattato di Parigi del 1947 con il quale la Dalmazia e l'Istria venivano annesse alla Jugoslavia, è dal 2005 il Giorno del Ricordo, istituito per non dimenticare quello che è stata la fuga e soprattutto il massacro di migliaia di italiani per mano dell'Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia, nelle cavità carsiche delle zone a confine tra

Italia e Jugoslavia all'indomani dell'armistizio 8 settembre 1943.

In quegli anni di esodo anche Civitavecchia accoglie molti italiani fuggiti dalle loro terre, in un campo allestito nella zona dove oggi sorge il quartiere abitativo “Poligono del Genio” conosciuto anche come “Casermette”. Il civitavecchiese Oscar Barletta, recentemente scomparso, funzionario della prefettura che dirigeva la struttura per accogliere chi arrivava dall'Istria e dalla Dalmazia, raccontava che lì per molti anni trovarono asilo sicuro oltre duecento persone fuggite dalla loro terra che, come civitavecchiese insieme a tanti concittadini, cerca di aiutare come si può.

Civitavecchia è infatti appena uscita dai pesanti bombardamenti del 1943-1944 ma proprio la sfortuna comune spinge la popolazione locale ad essere solidale con chi è stato letteralmente strappato via dai propri affetti.

Centinaia di persone, studenti, impiegati, casalinghe, anziani.

E bambini. Tanti. Che oggi, da adulti, faticano a raccontare quei giorni di esilio imposto, in un disagio che non riescono a nascondere neanche con la cordialità e con la straordinaria dignità.

Circa cinquanta di quelle duecento persone arrivate a Civitavecchia si sono negli anni stabilite in città, ma con molta difficoltà riescono a ricordare quella terribile esperienza.

Molti raccontano del trauma subito dello

strappo dalla propria terra e della doppia umiliazione di essere stati, per molto tempo e a guerra terminata, considerati profughi e dagli slavi nelle città di origine durante e dopo la pulizia etnica dei comunisti del presidente jugoslavo Tito, e dagli italiani in alcune zone del paese che, con cattiva ironia, malamente li sopportano.

Altri testimoni arrivate da bambini a Civitavecchia ricordano la zona

delle Casermette come un luogo che sebbene sia un rifugio è comunque

brutto e poco accogliente, con stanze separate da tende improvvisate

con coperte.

La solidarietà della popolazione però non manca mai, soprattutto di quelle famiglie che vivono proprio vicino al campo e con le quali stringeranno una intensa e forte amicizia. Quando poi le famiglie slave riescono a trovare una sistemazione migliore nel

centro abitato di Civitavecchia, le cose cambiano tanto da stabilirsi definitivamente in città e sentirsi, negli anni seguenti, civitavecchiesi a tutti gli effetti, anche se il loro cuore resterà per sempre ancora laggiù, nelle cavità carsiche delle foibe.

Nelle immagini la ricostruzione di una foiba, l'unica casermetta ancora presente del complesso del Poligono del Genio, a via Gaspare Pecorelli accanto all'attuale sede del Tribunale e della Procura dove fu allestito il campo di accoglienza dei profughi istiano- dalmati, due dipinti del ciclo pittorici conservati proprio lì dentro e l'area all'interno del Parco dell'Oliveto, intitolato ai martiri delle foibe, dove ogni anno ha luogo la commemorazione del Giorno del Ricordo, 10 Febbraio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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