CIVITAVECCHIA – All’ospedale San Paolo è arrivata la plasmaferesi ma il presidente dell’Avis cittadina, Fabio Lisiola, lancia l’allarme: «rischiamo di rimanere con un solo medico al servizio Immunotrasfusionale». La buona notizia durante la visita dell’assessore regionale all'Inclusione sociale e Servizi alla persona Massimiliano Maselli.

L’ALLARME LANCIATO DALL’AVIS DI CIVITAVECCHIA

Della plasmaferesi se ne parla da parecchio tempo, sin dalla riapertura del reparto al piano terra del nosocomio di Civitavecchia, ma ad oggi non ci si era ancora riusciti. Ora finalmente il macchinario è arrivato e gli operatori sanitari lo stanno testando ma il problema resta: ci sono sempre meno medici. Una problematica diffusa in tutta la nazione, certamente, ma che al San Paolo si sta facendo sentire soprattutto - come ha spiegato il presidente Lisiola - all’Immunotrasfusionale.

Il presidente dell'Avis di Civitavecchia Fabio Lisiola
Il presidente dell'Avis di Civitavecchia Fabio Lisiola

«Non ci sono medici e infermieri - ha spiegato Lisiola - dei due medici che avevamo ne rimarrà solo uno perché è stata accettata una richiesta di trasferimento. La carenza di personale ci ha già costretto a chiudere due domeniche al mese e temo che quando rimarrà soltanto un medico forse dovremo chiudere anche altre domeniche. Bisogna incentivare il ruolo del medico selezionatore. A breve – ha sottolineato - apriremo con la plasmaferesi in ospedale, stanno testando le procedure, abbiamo ricevuto il macchinario e dovremmo partire a metà mese. Tutti possono venire a donare il plasma, anche chi non è idoneo a donare il sangue». Nonostante le difficoltà l’Avis di Civitavecchia continua a macinare buoni numeri chiudendo su un +7% alle donazioni. «Stiamo lavorando molto sui giovani - ha concluso Lisiola -, stiamo organizzando la settimana del donatore dove 200 18enni doneranno il sangue per la prima volta, sono momenti importanti».

L’IMPEGNO DELLA REGIONE LAZIO

Maselli ha ascoltato le parole di Lisiola e ha ricordato che la problematica è nazionale, in primis, e che la Regione Lazio è al lavoro per un cambio di passo nella sanità ma ci vorranno almeno due anni. «Abbiamo assunto - ha ricordato - 4mila e 200 persone nel Lazio tra stabilizzazioni e assunzioni nuove, si parla di 22 milioni di euro di nuovi stipendi. Stiamo facendo tanto». Maselli ha ricordato che grazie a fondi Pnrr e simili da qua a fine marzo 2026 la sanità cambierà volto grazie a ospedali di comunità, case di comunità e centrali operative che andranno ad alleggerire la pressione sui pronto soccorso e sugli ospedali.

I CAMBIAMENTI IN ARRIVO NEI PROSSIMI DUE ANNI

«Il cittadino - ha detto - va nei Ps perché non ha alternative, quando avremo strutturato il territorio questo problema andrà a scomparire. Nella vostra Asl il 73% della popolazione è sana quindi ci si deve concentrare su quel 27% che non lo è. La Regione Lazio è seduta su una montagna di soldi, le risorse ci sono ma bisogna aspettare la realizzazione delle nuove strutture entro la fine di marzo 2026, due anni».

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