l'almanacco civitavecchiese
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Ottimo Consiglio
Racconti dell’aria
24 Febbraio 2016 - 18:08
29 Novembre 2025 - 23:11
di GIAMMARCO MORGI
«Passavo per Civitavecchia e ho pensato di fermarmi a salutare un vecchio amico».
Queste le parole di Gianni De Magistris, ex pallanuotista nel cui palmarès spiccano risultati di spessore internazionale come il titolo di campione del mondo e vice campione olimpico, oltre che nazionali visto che fu capocannoniere per sedici stagioni consecutive del campionato maggiore di pallanuoto, che ieri mattina ha reso omaggio alla tomba di quel caro e vecchio amico, oltre che compagno nella Nazionale azzurra, il campione civitavecchiese Marco Galli.
«Non credevo - ha continuato De Magistris - che questo potesse creare così tanto clamore mediatico, non era mia intenzione farmi pubblicità; ma piuttosto porgere il mio saluto ad un compagno di tante avventure sportive, ma non solo».
Il gesto spontaneo dell’ex campione di pallanuoto, in città per fare da padrino all’ottava edizione dell’Atleta dell’Anno, ha comunque suscitato emozione tra gli appassionati di sport, generando anche un pizzico di sana nostalgia che non poteva non culminare nel ricordo del prematuramente scomparso campione civitavecchiese.
«Ho sempre pensato - continua Gianni De Magistris - che Marco (Galli, ndr) fosse un grandissimo atleta, ma poi conoscendolo meglio ho capito che era anche una bellissima persona, nonostante queste sembrino sempre parole tanto banali quanto scontate in questi momenti. Ricordo che ad ogni inizio stagione diceva che avrebbe voluto vincere lui lo scudetto soltanto per battere me. Alla fine lo vincevo sempre io, ma ora, col senno di poi, gliene avrei fatti vincere molti di più. Io ero un attaccante di razza, di quelli che pensano più a loro stessi e ai loro gol, mentre lui sarebbe dovuto essere la mia spalla, visto che io ero più grande di lui. Aveva un futuro roseo davanti, è andato via decisamente troppo presto. Ho ricordi bellissimi di momenti passati insieme da compagni di Nazionale, ma non solo. Capii che Marco era più di un semplice compagno di squadra quando eravamo in America con il Settebello per giocare quella che al tempo credo si chiamasse Coppa Fina. Mia moglie era incinta e di lì a qualche giorno avrebbe dato alla luce mia figlia. Non c’erano i telefoni cellulari, io ero molto in apprensione e una volta al giorno, nonostante mi costasse un occhio della testa, andavo al telefono a gettoni per avere notizie e spesso, visto il fuso orario, dovevo telefonare di notte. Una sera ci incontrammo, gli spiegai che ero sveglio perché stavo aspettando di telefonare a mia moglie. Lui decise di rimanere con me e passammo praticamente la notte in bianco, chiacchierando attorniati dal fumo di una sigaretta (un lusso che anche gli sportivi migliori si concedono di tanto in tanto, ndr). Fu una bellissima notte quella passata con Marco che, oltre ad essere un ottimo compagno di squadra, sapeva essere un grande amico. Quella di Largo Caprera era una piscina brutta e maledetta, dove si faticava sempre tantissimo e dove spesso faceva troppo freddo o troppo caldo, ma sapeva regalarti anche emozioni uniche con le tipiche sciarpate della tifoseria, che sapeva regalarti applausi sinceri ed appassionati quando uscivi dall'acqua. Fa sempre piacere tornare a Civitavecchia, qui ho tanti bei ricordi e un vecchio amico da salutare».
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