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l'almanacco civitavecchiese

Dal lascito di Felice Guglielmi a “Villa Santina”

Guglielmi marchese Felice di Civitavecchia, resosi defunto il giorno 23 del corrente marzo, legò la cospicua somma di L.150.000 a favore di opere di beneficienza da indicarsi dai di lui nipoti; L.10.000 al locale Asilo infantile, e L.1.000 ai poveri in genere da distribuirsi nel dì dei suoi funerali.

Ad annunciarlo fu la Rivista delle Beneficienza pubblica e di igiene sociale nel numero del 31 marzo 1893. Tanta generosità stupì i civitavecchiesi che ben conoscevano la Famiglia Guglielmi tanto che la loro tirchieria divenne proverbiale: “il pane dei Guglielmi ti sfama ma non ti sazia”.

Per le cronache del tempo tanta generosità fu dovuta alla marchesa Isabella Berardi, moglie del senatore Giacinto, nipote di Felice. Nel volume Cento dame romane leggiamo che la Berardi frequentò poco la Capitale perché si era stabilita a Civitavecchia dato che “s'era imposta di allietare gli ultimi anni dello zio del marito”. Inoltre, “spese la sua attività, e l'intelligenza, nell'ordinare la beneficienza nella piccola città con criteri veramente alti … sicura che i poveri non avranno a patire per la sua assenza” quando, dopo la morte di Felice, ritornò ad abitare a Roma. Per questo Isabella Berardi fu appellata “fata benefica” da parte di Emma Parodi, autrice del volume.

Il primo utilizzo del Lascito Guglielmi fu destinato all’Asilo infantile “Regina Margherita” che il 22 marzo 1896 con Regio decreto fu eretto ad ente morale e poté accettare circa L.54.000 del lascito. L’asilo era stato fondato nel 1881 con fondi del Comune, dei Guglielmi e di altre famiglie.

Più complesse furono le vicende per quanto riguardava l’assistenza degli anziani bisognosi della Città. Solo nel 1933, con Regio decreto del 31 agosto, il “Lascito Felice Guglielmi” fu eretto in ente morale con amministrazione autonoma e ne fu approvato lo statuto.

Finalmente nel 1938 le somme lasciate da Felice furono utilizzate per la costruzione di un grande edificio con un vasto giardino su via Terme di Traiano. Ma scoppiò la guerra e l’edificio fu requisito dalla Marina militare e poi, dopo i bombardamenti del 1943/44 e il ritorno degli sfollati, fu occupato da numerose famiglie senza casa. Nel frattempo la funzione di ospizio era parzialmente svolta all’interno dell’ospedale civico ma l’approssimarsi della costruzione del nuovo ospedale imponeva di trovare una soluzione a questo essenziale bisogno della cittadinanza. L’immobile a ciò destinato dal Lascito Guglielmi, dopo decenni di altro utilizzo e aver subito numerose devastazioni, aveva bisogno di urgenti e costosi lavori di ripristino.

Tutto questo fu finanziato da un’altra cospicua donazione, effettuata dall’ingegnere Mario Biferali, che aveva fatto fortuna negli USA, che eseguiva le volontà del fratello Giuseppe. Nel 1967 furono accolti i primi ospiti e la costruzione fu intitolata alla signora Santina, madre dei fratelli Biferali che, insieme alla Famiglia Guglielmi, contribuirono a realizzare la fondamentale opera, ancora oggi attiva nell’accogliere chi ha bisogno di assistenza e conforto negli ultimi anni della propria vita.
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