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La denuncia

Il giallo dei 6,5 milioni per i fossi di Castelsecco e Ponton del Castrato

Clelia di Liello parla di "fondi fantasma e progetti stravolti". A nove anni dallo stanziamento, i lavori risultano incompleti o ridimensionati. Ispra conferma: oltre 1000 residenti ancora a rischio alluvione nonostante i finanziamenti del 2014

Il giallo dei 6,5 milioni per i fossi di Castelsecco e Ponton del Castrato Clelia di Liello: "Fondi fantasma e progetti stravolti"

FOSSI

Era il 2014 quando vennero stanziati 6,5 milioni di euro destinati specificamente alla messa in sicurezza dei fossi Castelsecco e Ponton del Castrato. Una cifra importante, transitata attraverso le amministrazioni Bacheca e Tidei, che avrebbe dovuto risolvere una volta per tutte l'incubo esondazioni che tormenta la città di Santa Marinella dal tragico 1981.

Eppure, a distanza di quasi un decennio, la realtà descritta da Clelia Di Liello, esponente della lista UNITI a sostegno di Alessio Manuelli sindaco, tratteggia uno scenario di inadempienze, varianti ingiustificate e pericoli sottovalutati.

Progetti "al ribasso" e sicurezza negata

Il cuore della polemica risiede nello scostamento tra i progetti definitivi originari e gli interventi effettivamente annunciati o eseguiti. Per il Fosso di Castelsecco, il piano iniziale prevedeva opere strutturali imponenti: la traslazione della via Aurelia tra la statale e la ferrovia per eliminare il pericoloso "effetto imbuto" e l'ampliamento dell'alveo di ben 20 metri nel tratto verso l’autostrada A12.

"Nulla di tutto questo è presente negli interventi attuali", denuncia Di Liello. In assenza degli espropri necessari, l’ampliamento si sarebbe ridotto a soli 8 metri, una misura ritenuta insufficiente a gestire portate d'acqua eccezionali. Gli interventi affidati alla società CORIP srl sembrano configurarsi più come una manutenzione straordinaria (rimozione detriti e posa di massi ciclopici) che come una soluzione definitiva.

Lo scandalo di Ponton del Castrato

Non meno critica è la situazione del Fosso di Ponton del Castrato. Qui, secondo quanto riportato, i lavori eseguiti non avrebbero mai ottenuto i nulla osta dagli Enti di competenza idraulica. Il risultato è paradossale: le opere non completate non permetteranno di variare il livello di rischio ufficiale, lasciando i quartieri Alibrandi, Combattenti e Pirgus in una sorta di limbo normativo e fisico. A peggiorare il quadro, il "taglio sconsiderato" del bosco delle Guardiole, che avrebbe indebolito ulteriormente la tenuta degli argini.

Il dato choc dell’Ispra

A dare sostanza politica e tecnica alle preoccupazioni del Comitato 2 Ottobre sono i dati dell’Ispra: circa 1000 persone restano esposte a rischio fisico diretto sui due fossi. "A distanza di 9 anni dai finanziamenti, la situazione è ancora attuale", sottolinea l’ex consigliera di minoranza, evidenziando come la mancanza di trasparenza sull'uso dei fondi e il mancato coinvolgimento della cittadinanza siano stati i tratti distintivi di questo decennio.

La proposta politica: condivisione e vigilanza

La questione della sicurezza idrogeologica diventa così uno dei pilastri del programma elettorale della coalizione di Alessio Manuelli. La ricetta proposta dalla lista UNITI punta su tre direttrici chiare: condivisione dei progetti con i rioni interessati, trasparenza assoluta sulla spesa dei fondi pubblici e una vigilanza rigorosa sui cantieri.

"Il tempo dei proclami è finito", conclude Di Liello. "I cittadini che hanno pagato il prezzo dell’alluvione dell’81 meritano risposte certe e infrastrutture che proteggano davvero le loro vite, non interventi di facciata che lasciano il rischio intatto".

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