Il caso
07 Maggio 2025 - 22:42
08 Dicembre 2025 - 00:16
«Sono pienamente d’accordo con la linea espressa dal ministro Fratin: superare l’idea di un deposito nazionale di scorie nucleari è un passaggio importante. Ma è troppo presto per cantare vittoria. Le intenzioni di un ministro, per quanto benvenute e condivisibili, restano tali fino a quando non si trasformano in atti amministrativi chiari e vincolanti. Solo allora potremo dire che le rivendicazioni del nostro territorio sono state riconosciute come più che fondate, anzi, sacre per noi, per le nostre comunità, per le generazioni future». Così Enrico Panunzi, vicepresidente del consiglio regionale. «Il Lazio è stata la prima regione in Italia ad approvare una legge sul Biodistretto, a mia firma, e questa è la dimostrazione concreta di quanto crediamo in un modello di sviluppo sostenibile, rispettoso dell’ambiente e delle peculiarità locali - prosegue Panunzi - Un modello totalmente incompatibile con l’idea di trasformare la Tuscia in una discarica di rifiuti radioattivi. Il movimento No Scorie nella Tuscia ha portato avanti una battaglia instancabile. La nostra provincia, con ben 21 aree indicate nella Cnai ha vissuto per troppo tempo sotto la minaccia concreta di diventare il sito del deposito. Ma la battaglia non si ferma adesso. Andremo avanti, con la stessa forza, fino a quando quelle dichiarazioni del ministro non si tradurranno in veri e propri atti normativi che ci liberino definitivamente da questo incubo». Panunzi sottolinea che la battaglia non si arresta. «Domenica 11 maggio ci ritroveremo a Corchiano - dice - per una nuova marcia-manifestazione, dopo quella dello scorso 6 aprile a Vulci. È questo il momento in cui dobbiamo andare avanti con ancora più vigore, più partecipazione, più consapevolezza. Siamo vicini a un traguardo che può finalmente liberarci da una minaccia incombente e soffocante. Ma quella liberazione si verificherà solo quando alle intenzioni seguiranno i fatti. La tranquillità delle popolazioni della nostra provincia non può dipendere da annunci, ma da decisioni formali. A chi si è battuto e continua a farlo, con passione, civiltà e determinazione, va la mia più profonda gratitudine. È anche grazie a questa mobilitazione pacifica, coordinata e - auspico - risolutiva, che oggi possiamo guardare con speranza al domani».
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