Racconti dell’aria
elezioni università agraria Tarquinia
12 Aprile 2024 - 13:00
24 Febbraio 2026 - 03:36
TARQUINIA - Il candidato presidente all’Università Agraria di Tarquinia Alberto Riglietti con Agraria Tricolore presenta una lista che raccoglie anche figure giovani. E’ il caso di Leonardo Mancini che è già stato per breve tempo consigliere all’Università Agraria insieme a Sergio Borzacchi.
«Ho potuto vedere che questo ente può esprimere tantissime potenzialità in vari settori, non per ultimo quello venatorio - spiega Leonardo Mancini, candidato alla carica di consigliere - Nonostante i miei 32 anni sono da sempre appassionato di caccia; passione con la quale sono cresciuto perché mi è stata tramandata da diverse generazioni. Con un’associazione di volontari abbiamo già iniziato un percorso per riportare le tradizioni della caccia e siamo già in collaborazione con l’Ente per aver fatto rinascere quello che fu un investimento importante, purtroppo andato all’abbandono.
Dal 1 gennaio di quest’anno, infatti, abbiamo iniziato la gestione dell’allevamento delle lepri e proprio in questi giorni stiamo allestendo la zona che presto accoglierà le prime fattrici. Come già ho sostenuto in passato l’intenzione è quella di poter sfruttare lo straordinario territorio di quella che oggi è la tanto discussa “zona 52”, ossia la zona di ripopolamento e cattura ormai scaduta della sua validità. Aprirla totalmente sarebbe un danno per la fauna presente, quindi l’ideale sarebbe trasformarla in una Azienda Faunistico Venatoria (AFV) che, per i meno esperti, è un’area per la caccia controllata e gestita, dove si accede rispettando le regole del gestore e pagando una quota. L’AFV è ormai presente in ogni paese limitrofo, gestita da proprietari terrieri, spesso nobili; Tarquinia non ha ancora nessuna zona dove, ovviamente, gli utenti/residenti potrebbero usufruire di questa riserva con delle agevolazioni».
«Gli introiti sarebbero soprattutto per l’Ente e i danni provocati dai selvatici in quelle zone andrebbero a carico dei gestori. Il progetto prevede anche la caccia agli ungulati riservata, a turno, alle sole squadre tarquiniesi e la diretta reimmissione della selvaggina tramite il mattatoio specializzato nato da poco nella nostra cittadina. In oltre 6.000 Ha di zona dedicata si potrebbero inoltre conciliare anche altre attività tipo l’addestramento dei cani ed altri allevamenti di selvatici. Insomma tante idee per una potenzialità dell’U.A., finora non sfruttata, con una maggiore consapevolezza, rispetto per l’ambiente e per la caccia con tutte le sue regole».
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