Racconti dell'aria
L'INAUGURAZIONE
28 Marzo 2026 - 17:31
LADISPOLI - Dopo quasi 10 anni, un esposto alla Corte dei Conti, varie denunce da parte dell'opposizione, finalmente, il cine teatro Massimo Freccia è pronto ad aprire i battenti. Dopo la chiusura dello storico cinema Lucciola, in piazza Marescotti, nel 2016, il nuovo teatro sulla Settevene Palo era stato inaugurato dall'amministrazione Paliotta a dicembre 2016 per poi essere chiuso dall'attuale amministrazione a causa delle carenze presenti all'interno della struttura: non funzionava praticamente quasi nulla. Dal proiettore fino ad arrivare ai riscaldamenti, tanto che i musicisti, all'esordio, suonarono con sciarpe e stufette.
Nel 2022 inoltre Palazzo Falcone dovette adeguare l'edificio alle norme di sicurezza, tra cui la realizzazione degli impianti di aerazione e l'eliminazione delle infiltrazioni d'acqua nella parte superiore dell'edificio, con una spesa complessiva di oltre 200mila euro.
Un ritardo dietro l'altro con gli anni che si sono accumulati, specie dagli anni successivi alla pandemia. Con annunci e date che di rimando in rimando hanno portato alla data odiera. Oggi il cine teatro Massimo Freccia, finalmente è pronto ad aprire le sue porte alla città. «Un evento atteso da anni», ha commentato il sindaco Alessandro Grando. «Sentivamo tutti la mancanza di un cinema». Un vuoto, ha sottolineato Grando che «finalmente è colmato». «Da domani avremo una struttura moderna, accogliente e gestita da una società esperta nel settore, alla quale abbiamo dato tutto il supporto possibile per superare le difficoltà di questi anni».

Ma se da un lato non si può che dire che «l'apertura di uno spazio culturale è sempre una buona notizia», dall'altra parte c'è chi guarda ai dati: una struttura chiusa perché «aveva bisogno di intervento di completamento e funzionalizzazione quotati in 24 mila euro (poco più della metà di quanto questa amministrazione ha speso in una notte a Capodanno)» con il sindaco Grando - come evidenzia Fabio Paparella di Ladispoli Attiva - che in «campagna elettorale aveva promesso che la gestione sarebbe rimasta interamente pubblica e affidata alla partecipata Flavia Servizi».
E poi c'è stato l'affidamento a un soggetto privato per 15 anni in cambio della realizzazione delle opere mancanti e di un canone mensile di 5 euro». Canone poi «azzerato» con la «concessione allungata a 2 anni più 5 su proposta della stessa società in cambio di lavori non previsti inizialmente». E poi dal 2019 ad oggi «un buco nero di ritardi durato fino ad oggi». E così dopo anni di attesa, interrogazioni e denunce si è finalmente arrivati all'apertura ma «resta una domanda»: «Era davvero questa l'unica strada?».
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