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L'EDITORIALE DI PASQUA
04 Aprile 2026 - 20:59
Il vescovo Gianrico Ruzza
Carissimi,
la Pasqua giunge come il cuore pulsante della nostra fede e della nostra vita. In questi ultimi giorni della Quaresima siamo chiamati a prepararci con verità, anche attraverso piccoli segni – il digiuno, la sobrietà, qualche rinuncia, le liturgie molto partecipate della Settimana Santa – per accogliere un annuncio che non è solo parola, ma evento: Cristo è risorto, è vivo.
Nel mistero pasquale riconosciamo non soltanto il centro della fede cristiana, ma anche la sorgente della speranza e il motore della carità. Da qui nasce tutto: la possibilità di guardare al futuro senza paura, la forza di amare anche quando sembra impossibile, il coraggio di costruire relazioni nuove.
Quest’anno, forse più che mai, risuona con un’intensità particolare il saluto del Risorto: «Pace a voi». È una parola che interpella profondamente il nostro tempo, segnato da conflitti, violenze, sofferenze diffuse. Il pensiero va alle famiglie ferite dalla guerra in tante parti del mondo, alle vittime innocenti, a chi vive nella disperazione. Di fronte a tutto questo, il Vangelo non lascia spazio ad ambiguità: è annuncio di pace, e solo di pace. Ogni tentativo di piegarlo ad altri interessi tradisce la sua verità più profonda.
La pace, tuttavia, non è un risultato facile o immediato. Nasce dalla salvezza che Cristo ci dona attraverso il suo sacrificio. Nel Venerdì Santo contempliamo il volto sfigurato del Signore, disprezzato e rifiutato, eppure totalmente consegnato all’amore. È proprio quell’amore che vince la morte, che apre il sepolcro, che inaugura una vita nuova.
È questo l’amore che può cambiare il mondo. Un amore che non si arrende, che perdona, che rialza, che continua a credere nell’altro anche quando tutto sembra perduto. Dalla croce, Cristo prega: «Padre, perdona loro». È questa la misura dell’amore di Dio, ed è questa la misura a cui siamo chiamati.
La Pasqua, allora, è un messaggio di gioia, ma anche una responsabilità. Ci chiede di essere artigiani di pace nei luoghi concreti della nostra vita: nelle famiglie, nelle comunità, nei contesti sociali. Ci interpella davanti alle tante forme di violenza quotidiana, anche quelle più silenziose, come l’indifferenza, l’esclusione, il bullismo che ferisce tanti giovani. A tutto questo siamo chiamati a rispondere con la solidarietà, la vicinanza, la cura.
Non lasciamo nessuno solo nel dolore. Cristo non ha abbandonato noi, e continua ad amarci nonostante le nostre fragilità. Lasciamo che la luce della Pasqua illumini le nostre oscurità e trasformi il nostro cuore. Permettiamo a Dio di amarci, e rispondiamo con un amore concreto verso i fratelli.
A tutti giunga l’augurio di una Pasqua serena e luminosa, capace di ridestare in ciascuno la consapevolezza della speranza che ci è donata e della responsabilità che ne deriva. Perché l’amore, davvero, è più forte della morte.
* S.E. Gianrico Ruzza Vescovo Diocesi
Civitavecchia-Tarquinia, Suburbicaria Porto Santa Rufina
INTERVISTA A S.E. GIANRICO RUZZA
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