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I DATI
29 Marzo 2026 - 12:00
La provincia di Viterbo è la seconda del Lazio per l’aumento generale dei prezzi. Lo si evince dall’analisi congiunturale dei prezzi dell’osservatorio dell’Unione nazionale consumatori che ha stilato una classifica nazionale e locale in relazione ai primi mesi del 2026.
Nella Tuscia, in media, i prezzi sono aumentati al tasso inflattivo dell’1,7% che, tradotto in soldi, significa un aumento annuale di spesa, per ogni singola famiglia, di 395 euro che fanno della provincia di Viterbo la 45° nazionale.
Il dato è il secondo regionale dopo quello di Roma che, mediamente, ha avuto un aumento dei prezzi pari a 452 euro.
Questi numeri sono lontani dai livelli del Nord in cui, in certe province, la spesa media per famiglia è aumentata di anche oltre mille euro.
Considerando le voci si spesa singole, l’unione nazionale consumatori specifica che, nel Viterbese, è stato il settore della ristorazione e delle strutture ricettiva a subire il maggiore aggravio dei costi con una crescita pari al 4,9%, seguito da quello di alimentari e prodotti per la casa (+2,2%).
Un altro ambito significativo è quello dell’aumento dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati che, nel mese di febbraio, è aumentato dello 0,7% rispetto al mese precedente è dell’1,1% in un anno.
Complessivamente, la Tuscia si dimostra un territorio in cui conviene acquistare un appartamento ma meno affittarlo e in cui, come dimostrano i dati dell’unione nazionale consumatori, i prezzi per i beni di prima necessità, la ristorazione, i servizi e il carrello della spesa, sono invece aumentati al di sopra della media regionale.
Questi dati sono comunque inferiori a quelli del Nord, in cui i livelli di prezzi sono saliti più del doppio del Lazio e che vedono in difficoltà maggiormente le categorie a stipendio fisso che, nel settore pubblico, hanno gli stessi livelli delle retribuzioni dei colleghi di Centro e Sud Italia.
Nelle ultime settimane la situazione è andata peggiorando per l’esplosione della crisi in Medio Oriente, in particolare nel settore dei carburanti e del diesel nello specifico.
La momentanea calmierizzazione dei prezzi da parte del governo, che ha ridotto di alcune decine di centesimi le accise, non ha prodotto effetti significativi, anche se è importante specificare che i livelli di aumento dei prezzi è ancora nettamente inferiore rispetto al 2022 quando è iniziata la guerra in Ucraina.
La Tuscia, però, fa registrare segnali economici importanti sul fronte dell’export con un netto aumento del 32,8% che la fanno la migliore del Lazio e, in un anno, del 9,6% ben oltre la media nazionale ferma al 3,3%.
Questi ultimi numeri, quindi, disegnano un quadro economico per la Tuscia positivo che, in generale, nel breve periodo riesca ad assorbire l’impennata dei prezzi al consumo.
Sarà indispensabile, però, che si vada verso un rientro della crisi in Medio Oriente per evitare che la tenuta dell’economia della Tuscia venga meno e i prezzi aumentino ulteriormente.
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