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Biblioteca, via libera al disciplinare: esplode il caso politico sui firmacopie

La Giunta approva le regole per l’uso delle sale comunali

Biblioteca, via libera al disciplinare:  esplode il caso politico sui firmacopie

La Giunta approva il disciplinare per l’utilizzo delle sale della biblioteca e sul caso firmacopie-vendita libri si apre subito il fronte politico. Da una parte la maggioranza, con la presidente della commissione Cultura e Istruzione Alessandra Lecis, parla di «naturale conclusione di un percorso avviato e portato avanti dall’assessora Stefania Tinti, dagli uffici comunali e dalla commissione». Dall’altra l’opposizione, con Luca Grossi capogruppo FI, legge lo stesso passaggio come un «evidente dietrofront politico».

Lecis rivendica il lavoro svolto nelle scorse settimane e spiega che il nuovo disciplinare era già stato «annunciato e condiviso in Consiglio comunale». Proprio per questo, aggiunge, la mozione presentata da Grossi «non è stata approvata: l’argomento era già in fase di definizione e prossima a essere completato». Nella lettura della capogruppo M5S, l’atto approvato oggi consente ora di dare finalmente gambe concrete alla materia: «Si partirà dalla sala conferenze della biblioteca e, a breve, l’estensione interesserà tutte le sedi comunali».

La presidente della commissione prova anche a smorzare lo scontro, sottolineando che «al di là delle polemiche degli ultimi giorni» resta positivo il fatto che il tema sia arrivato in aula. «Il confronto, quando rimane concentrato sul merito, rappresenta sempre un valore fondamentale per l’attività istituzionale», afferma.

La replica di Grossi, però, va in direzione opposta. Il consigliere comunale parla apertamente di «cambio di rotta della maggioranza» e sostiene che il nuovo disciplinare «di fatto recepisce quanto avevamo proposto già a gennaio con una specifica mozione». Per questo, pur dicendosi soddisfatto del risultato, insiste sul nodo politico: «La scorsa settimana la nostra mozione è stata respinta, oggi si approva il contenuto. Meglio tardi che mai, ma qualcuno dovrebbe spiegare questo cambio di linea».

Grossi richiama anche il peso avuto dal dibattito cittadino e da alcune voci del mondo culturale: «È positivo che si sia finalmente compreso quanto fosse necessario garantire maggiore apertura e fruibilità degli spazi culturali».

Ma la chiusura resta polemica: «La cultura non può essere ostaggio di logiche politiche o di bandiera». E ancora: «Intanto registriamo una prima, piccola battaglia vinta in favore degli autori e della cultura in città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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