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Mercato, ora la guerra è sugli scavi

Soprintendenza, profondità dei controlli, costi e ritardi: dopo gli alberi abbattuti esplode un nuovo scontro politico

Mercato, ora la guerra è sugli scavi

Mentre a piazza Regina Margherita proseguono gli scavi archeologici legati al cantiere del nuovo mercato, la polemica politica e cittadina non accenna a spegnersi. Anzi, si allarga ancora, spostandosi sempre di più sul terreno dei social e del confronto pubblico, dopo settimane segnate dagli abbattimenti degli alberi, dalle proteste in piazza, dagli esposti e da un clima che resta tesissimo attorno a uno dei cantieri più controversi della città.

La fase archeologica, avviata dopo le verifiche sul rischio bellico e dopo le prescrizioni arrivate dalla Soprintendenza, era già stata indicata come uno dei passaggi più delicati dell’intervento da 3 milioni di euro finanziato con fondi Pnrr. Ma proprio attorno a questi scavi si è acceso adesso un nuovo fronte di scontro, che vede contrapporsi visioni opposte non solo sul progetto del mercato, ma anche sul modo in cui si stia procedendo nel sottosuolo di una piazza ritenuta sensibile dal punto di vista storico.

A intervenire per primo, con toni polemici, è stato il consigliere comunale di maggioranza Giancarlo Cangani, che sui social ha scritto che il progetto del mercato «prevede dei plinti di sostegno delle pensiline laterali con massima profondità delle fondamenta di 50-70 cm», aggiungendo poi ironicamente: «Però… chissà per quale motivo qualcuno richiede scavi molto più profondi… 2 metri! Si va alla ricerca della Placca Tettonica».

Sulla stessa linea si è mosso anche l’assessore all’Ambiente Stefano Giannini, che ha alzato ulteriormente il tono dello scontro. «I lavori della riqualificazione richiedono circa 50 cm di scavi. Scavare sempre più a fondo, invece, alla ricerca del “Santo Graal” pur di fermare i lavori, non è opposizione», ha scritto. Per Giannini, utilizzare «canali istituzionali per rallentare o fermare un’opera pubblica» significa «fare un danno alla città», mettere «a rischio un progetto importante» e colpire «direttamente famiglie e lavoratori».

A sostegno di questa linea, è intervenuta anche Alessandra Lecis, consigliera comunale del M5S, che ha parlato apertamente del rischio di trasformare l’opposizione in «uno strumento per bloccare tutto a prescindere». Lecis ha spiegato di essere rimasta in silenzio fino a questo momento perché, su alcuni aspetti della vicenda, riteneva legittimo un confronto e persino «una sensibilità da rispettare». Ma, ha aggiunto, «qui si è andati oltre». Nel suo ragionamento, la normativa archeologica non può essere piegata a un uso strumentale: «È vero che esiste il Decreto Legislativo 42/2004 e che la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha un ruolo di controllo anche per scavi superficiali nei centri storici. È giusto, ed è una tutela fondamentale. Ma questa normativa non impone scavi profondi a prescindere». Da qui l’accusa più netta: «A questo punto è difficile non vedere quello che è evidente: non siamo più nel campo dell’opposizione, ma in quello del tentativo di rallentare o bloccare un’opera importante con ogni mezzo possibile».

Sul fronte opposto è intervenuta Roberta Galletta, ex delegata, che ha difeso apertamente la scelta dei controlli archeologici e il ruolo della Soprintendenza. Il punto, nella sua lettura, non è la profondità dello scavo ma il contesto in cui si interviene. «Qualsiasi scavo, anche di modesta entità come 50 o 70 cm, è soggetto a controllo preventivo», ha ricordato, sottolineando che nei centri storici i livelli archeologici possono trovarsi anche molto vicino alla superficie. Galletta parla di «occasione straordinaria» e sostiene che eventuali ritrovamenti potrebbero perfino trasformarsi in un elemento di valorizzazione della piazza e della storia cittadina.

Tra i commenti social anche quello di Daniela Lucernoni, ex vicesindaco dell’amministrazione Cozzolino, che ha spostato l’attenzione sul piano economico e amministrativo.

Intanto sui social il dibattito si è ulteriormente infiammato. Da una parte c’è chi considera gli scavi una verifica dovuta in un’area storicamente delicata e chi intravvede perfino una possibile occasione di valorizzazione culturale. Dall’altra c’è chi vede in questa fase l’ennesimo rallentamento di un’opera pubblica già segnata da mesi di tensioni, varianti e stop, in un contesto dove il malumore dei mercatali resta forte.

E diversi commercianti la prendono invece con ironia e si moltiplicano le foto fatte con IA.

Il cantiere, in ogni caso, va avanti. Ma ogni nuovo passaggio continua a produrre uno scontro che supera ormai i confini tecnici dell’opera. Piazza Regina Margherita resta così il punto in cui, più che altrove, si incrociano cronoprogramma, tutela storica, nervi politici e una città ancora profondamente divisa tra chi accetta la necessità di andare avanti con il progetto di restyling, chi vorrebbe annullare tutto e i commercianti che negli anni stanno vivendo la lenta agonia di un mercato che fatica a stare al passo con i tempi tra degrado e impostazioni da rivedere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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