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la donazione
13 Aprile 2026 - 12:51
Una Pasquetta diversa, trascorsa all’interno della casa circondariale di Civitavecchia, dove la delegazione dell’organizzazione Nessuno tocchi Caino ha effettuato una visita insieme alla Camera penale locale, rappresentata dal presidente Leonardo Montini Paciotta e dal segretario Paolo Tagliaferri.
La visita ha interessato il reparto femminile del nuovo complesso e quello di alta sorveglianza maschile, offrendo uno spaccato diretto delle condizioni detentive. "Nel corso dell’iniziativa - hanno spiegato i due avvocati - è stato inoltre donato all’infermeria un lettore di pressione con bracciale taglia XL, rispondendo a una criticità segnalata dal personale sanitario, finora privo di un dispositivo adeguato, con queste caratteristiche, per i detenuti".

Ad accogliere il gruppo, la vice direttrice Romina Germoni e la vice comandante Roberta Zampelli, alle quali è stato rivolto un sincero ringraziamento per la professionalità dimostrata in un contesto estremamente complesso. I numeri raccontano infatti una realtà drammatica, come raccontano dall'associazione: 618 detenuti, di cui 39 donne, a fronte di una capienza regolamentare di 357 posti. Anche l’organico della polizia penitenziaria risulta insufficiente, con soli 234 agenti operativi rispetto ai 294 previsti. Una situazione al limite della sostenibilità tanto per chi vive la detenzione quanto per chi vi lavora ogni giorno. Emblematico l’episodio avvenuto al termine della visita: un detenuto, costretto su una sedia a rotelle con un piede ingessato dopo una caduta dalla terza branda in una cella di meno di nove metri quadrati.
Se da un lato è in fase di completamento un nuovo padiglione da 100 posti, dall’altro appare evidente come la costruzione di nuovi spazi non rappresenti una soluzione strutturale, secondo Nessuno tocchi Caino. Per riportare l’istituto alla capienza regolamentare servirebbero infatti ben 271 posti in più.
La risposta al sovraffollamento, secondo i visitatori, non può limitarsi all’edilizia penitenziaria: servono piuttosto misure alternative alla detenzione, sanzioni sostitutive e percorsi concreti di reinserimento. In altre parole, un cambio di paradigma che riduca il ricorso al carcere come risposta automatica a problemi sociali complessi.
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