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Racconti dell'aria
il processo
13 Aprile 2026 - 12:27
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Un'attesa silenziosa in un seminterrato, la scelta preventiva degli strumenti, l’individuazione di un luogo appartato: sono questi i tasselli che, messi insieme, stanno orientando il processo per l'omicidio di Teodora Petrova Kamenova verso una lettura precisa, quella di un delitto maturato nel tempo e non frutto di un impulso improvviso.
Nel corso dell'ultima udienza in Corte d’Assise a Roma, il racconto degli investigatori ha progressivamente spostato il baricentro della vicenda. Più che sull’episodio in sé, l’attenzione si è concentrata su ciò che lo ha preceduto: una sequenza di comportamenti che, secondo l’accusa, restituisce l’immagine di una pianificazione accurata.
Non un unico gesto, ma una concatenazione di passaggi. Tra questi, l’acquisto anticipato di un cacciavite e, a ridosso dei fatti, di un coltello da cucina. Poi la forzatura della porta di un ripostiglio condominiale, trasformato — sempre secondo la ricostruzione — in un punto d’osservazione e di attesa. Infine, il momento dell’aggressione, che si inserirebbe in un contesto già predisposto.
È proprio questa scansione temporale, ricostruita in aula, a rafforzare l’impianto accusatorio. Un quadro che, se confermato, renderebbe difficilmente sostenibile l’ipotesi di una reazione estemporanea.
Presente in aula l’imputato, Jose Garman Varela Luna, assistito dall’avvocato Matteo Mormino. La sua partecipazione al dibattimento arriva dopo i recenti eventi nel carcere di Viterbo, dove circa due mesi fa avrebbe tentato il suicidio, circostanza che ha ulteriormente segnato il clima del processo.
Sul fronte delle parti civili, la Corte ha ribadito la legittimazione dei familiari della vittima — la madre e la sorella, insieme ad altri congiunti — rappresentati dai legali Clelia Bulfaro e Lorenzo Mereu. In aula anche associazioni attive nella difesa dei diritti delle donne, a testimonianza dell’eco che il caso ha suscitato oltre il piano giudiziario.
Il procedimento proseguirà il 7 maggio, quando si avvierà alla conclusione la fase istruttoria dell’accusa. Ma già ora, dalle testimonianze raccolte, emerge una linea interpretativa che potrebbe rivelarsi decisiva: quella di un’azione non improvvisata, ma costruita con metodo e portata a compimento seguendo un piano preciso.
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