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I pescatori rimettono in discussione lo spostamento

Una lettera dell'Adsp fa riesplodere la polemiche: riemergono le preoccupazioni e le criticità

Latrofa-pescatori

A poco più di un mese dall’incontro in Darsena Romana che sembrava aver tracciato una rotta condivisa, la vertenza legata alla delocalizzazione temporanea dei pescherecci nel porto di Civitavecchia torna ad agitarsi. E, soprattutto, a preoccupare i diretti interessati: i pescatori.

Allora, era fine febbraio, il presidente dell’Autorità di sistema portuale Raffaele Latrofa aveva rassicurato la marineria locale: "Il nostro primo interesse è che voi possiate continuare a lavorare in sicurezza". Un passaggio accompagnato da impegni concreti: trasferimento rinviato alla stagione più favorevole, prove tecniche, interventi sull’antemurale e la prospettiva di uno spostamento limitato nel tempo, circa 60 giorni, prima del ritorno in Darsena Romana, "casa" storica dei pescatori.

Oggi, però, quello scenario appare meno definito. A riaccendere i timori è la nota inviata dall’Adsp alla cooperativa Marinai e Caratisti e al segretario nazionale Uila Pesca Massimiliano Sardone. Un documento che, secondo il sindacato, "non fa che confermare gran parte delle preoccupazioni espresse nel corso di più di un anno di discussioni".

Il punto centrale resta la sicurezza della nuova darsena servizi, destinata ad accogliere temporaneamente la flotta. "Allo stato delle cose – si legge – non è garantita in nessuna maniera la sicurezza dei pescherecci ormeggiati e, cosa ben più grave, l’incolumità dei lavoratori della pesca in caso di repentine mutazioni delle condizioni meteomarine". Una criticità segnalata più volte, alla quale si è risposto con il posizionamento di cinque cassoni di prolungamento dell’antemurale, ritenuti però insufficienti: "Sono poco più che a pelo d’acqua e quindi non costituiscono alcuna protezione in caso di onde superiori a un metro".

Un passaggio che alimenta una sensazione diffusa tra gli operatori: quella di un equilibrio ancora fragile. Anche perché, rispetto alle rassicurazioni, emergono elementi di incertezza. L’Autorità portuale, nella stessa comunicazione, sottolinea come il trasferimento sia stato programmato in primavera per ridurre il rischio di eventi meteomarini severi. Una motivazione che Sardone definisce, con una punta di amarezza, "una sorta di fatalismo probabilistico" poco compatibile con un settore dove "è in gioco la vita dei lavoratori".

Non meno delicata la questione delle coperture assicurative. Durante l’incontro di febbraio era stata annunciata la possibilità di polizze specifiche a tutela dei pescherecci. Ma, ad oggi, nulla risulta formalizzato. "Al momento di mettere per iscritto gli impegni – osserva Sardone – a Molo Vespucci è evidentemente mancato l’inchiostro". Nella nota, infatti, si parla di una copertura ancora in fase di definizione, legata alla valutazione del valore delle unità e all’attesa di una quotazione da parte del broker.

Resta poi l’incognita legata alla gestione delle emergenze: in caso di maltempo, è previsto lo spostamento delle unità più grandi in un'altra area del porto, senza però indicazioni precise sulla destinazione. Un ulteriore elemento che contribuisce ad alimentare l’incertezza.

In questo quadro, più che lo scontro istituzionale, emerge il disagio di una categoria che vive quotidianamente il mare e che chiede certezze. Non a caso, durante l’assemblea convocata dalla Uila Pesca, i lavoratori hanno espresso "rabbia verso un sistema che, evidentemente, non può più andare avanti". Da qui un passo indietro significativo: "Abbiamo rimesso in discussione lo spostamento", annuncia Sardone, insieme alla previsione di "azioni pacifiche e costruttive" per rivendicare il ruolo della pesca all’interno del porto. 

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