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MONTEFIASCONE

Rinnovabili, stop alla speculazione

Diversi amministratori del territorio all’assemblea promossa dal Comitato

Rinnovabili, stop alla speculazione

MONTEFIASCONE - Una mobilitazione ampia, trasversale e senza precedenti quella che si è tenuta nella Tuscia, promossa dal Comitato Rinnovabili Tuscia, per denunciare l’assalto in corso da parte di grandi impianti eolici e fotovoltaici e chiedere una svolta nella pianificazione regionale. Un’assemblea partecipatissima che ha visto la presenza congiunta di istituzioni, rappresentanti politici, associazioni di categoria e mondo produttivo, a dimostrazione di una preoccupazione ormai diffusa e condivisa: la provincia di Viterbo ha già dato. Secondo i dati emersi nel corso dell’incontro, infatti, la Tuscia contribuisce già per circa l’80% alla produzione da fonti rinnovabili del Lazio, un carico sproporzionato che rischia di trasformare definitivamente il territorio in una piattaforma industriale energetica.

L’assemblea è stata moderata da Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana, che ha guidato il confronto tra i diversi interventi, sottolineando il carattere sempre più esteso e interregionale dell’emergenza. Pratesi, figlio di Fulco Pratesi – tra i pionieri della difesa dell’ambiente in Italia –, ha richiamato con forza la necessità di una transizione energetica che non tradisca i principi fondamentali della tutela del paesaggio e del territorio. All’assemblea hanno partecipato i sindaci di Bolsena, Bagnoregio, Montalto di Castro, Ischia di Castro e Farnese, insieme ai consiglieri regionali Enrico Panunzi (opposizione) e Daniele Sabatini, presidente della VIII Commissione Agricoltura e Ambiente del Consiglio Regionale del Lazio. Presente anche il presidente della provincia di Viterbo, Alessandro Romoli, oltre a Giulio Menegali Zelli Iacobuzi. Hanno portato il loro contributo le principali organizzazioni agricole – Confagricoltura, Coldiretti e CIA – insieme a rappresentanti del mondo turistico e culturale, tra cui Stefano Agugliaro (Agriturist Lazio) e Stefano Aluffi Pentini (Associazione Dimore Storiche). Per le associazioni ambientaliste sono intervenuti Oreste Rutigliano (Italia Nostra Roma) e Maurizio Conticelli (Amici della Terra). Particolarmente rilevante il contributo della Coalizione TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione, che ha portato all’attenzione dell’assemblea un elemento spesso assente dal dibattito pubblico: le alternative esistono già. TESS ha evidenziato come sia possibile raggiungere gli obiettivi europei di produzione da fonti rinnovabili senza occupare nuovo suolo agricolo o naturale, attraverso: l’utilizzo delle superfici già disponibili su tetti, capannoni industriali e aree produttive, la copertura di parcheggi e infrastrutture esistenti il recupero di aree degradate o compromesse. Secondo le stime richiamate nel corso dell’incontro, le sole superfici già artificializzate sarebbero sufficienti a coprire una quota significativa degli obiettivi al 2030, evitando la trasformazione irreversibile dei paesaggi rurali. Un messaggio chiaro, che smonta alla radice la narrazione secondo cui la devastazione del territorio sarebbe un passaggio obbligato della transizione energetica. Da tutti gli interventi è emerso con chiarezza un punto condiviso: sindaci, agricoltori, imprenditori e associazioni hanno denunciato il rischio concreto di: industrializzazione dei paesaggi rurali, compromissione irreversibile dell’economia agricola, crollo del valore turistico e immobiliare del territorio, spopolamento delle aree interne. Particolarmente forte la voce del mondo agricolo, che ha evidenziato come la pressione degli impianti stia spingendo fuori mercato le aziende agricole, alterando il valore dei terreni e rendendo sempre più difficile l’accesso alla terra per i giovani. La richiesta: una legge sulle aree idonee che fermi la speculazione. Al centro del dibattito, la prossima legge regionale sulle aree idonee, attesa entro maggio. L’assemblea ha chiesto con forza che la regione Lazio: eviti ulteriori concentrazioni nella provincia di Viterbo introduca criteri stringenti di tutela per paesaggio, agricoltura e turismo, privilegi superfici già compromesse (tetti, aree industriali, parcheggi), impedisca l’uso del suolo agricolo per impianti industriali, garantisca una reale equità territoriale (burden sharing) tra le province La Tuscia – è stato ribadito – non può diventare una “servitù energetica nazionale”. Dopo anni di installazioni e autorizzazioni, il territorio ha già sopportato un impatto enorme senza benefici proporzionati per le comunità locali. “Non possiamo sacrificare agricoltura, turismo e ricchezza sul territorio”. L’incontro si è concluso con un impegno comune: rafforzare la collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini per costruire una risposta unitaria. La partecipazione straordinaria e la convergenza di posizioni tra soggetti diversi indicano chiaramente che la difesa della Tuscia è ormai una priorità collettiva, al di là di ogni appartenenza politica.
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