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“Il destino di tutte le cose è cambiare”: storie di rinascite sul palco del carcere

Lo spettacolo teatrale portato in scena dalle detenute

“Il destino di tutte le cose è cambiare”: storie di rinascite sul palco del carcere

Il teatro come strumento di riscatto, espressione e consapevolezza. Nella mattinata del 27 marzo, nella sala teatro della Casa Circondariale di Civitavecchia, è andata in scena la replica dello spettacolo “Il destino di tutte le cose è cambiare”, interpretato da un

Il teatro come strumento di riscatto, espressione e consapevolezza. Nella mattinata del 27 marzo, nella sala teatro della Casa Circondariale di Civitavecchia, è andata in scena la replica dello spettacolo “Il destino di tutte le cose è cambiare”, interpretato da un gruppo di detenute e curato dalle registe Ludovica Andò e Veronica Di Marcantonio della compagnia AdDentro.

L’opera, ispirata al dramma classico Le Troiane di Euripide, è stata rielaborata dalle stesse protagoniste, che hanno intrecciato alla narrazione antica frammenti delle proprie esperienze personali. Un lavoro intenso, capace di restituire emozioni autentiche e di offrire uno sguardo profondo sul vissuto delle donne detenute.

L’iniziativa si inserisce nel quadro della Giornata Nazionale del Teatro in Carcere, scelta dalla Direzione dell’istituto come occasione per valorizzare il percorso trattamentale e culturale all’interno della struttura. Al termine della rappresentazione sono intervenute diverse figure istituzionali: la direttrice Anna Angeletti, la vice direttrice Romina Germoni, la vice comandante Roberta Zampelli, la funzionaria giuridico-pedagogica Martina Verrilli e la responsabile dell’area trattamentale Marianna Marini

All’evento hanno partecipato anche circa 60 studenti maggiorenni dell’Istituto di Istruzione Superiore cittadino, coinvolti in un momento di confronto diretto con le detenute. Un dialogo aperto e partecipato, durante il quale i ragazzi hanno potuto porre domande sul percorso artistico e umano delle protagoniste, entrando in contatto con una realtà spesso distante ma ricca di significati.

La replica dello spettacolo potrebbe presto uscire dalle mura del carcere: è infatti prevista, previa autorizzazione, una nuova messa in scena il prossimo 18 aprile al Teatro Ateneo dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Un progetto che dimostra come il teatro possa diventare ponte tra mondi diversi, dando voce a storie di fragilità e trasformazione, e contribuendo concretamente al percorso di reinserimento sociale.

gruppo di detenute e curato dalle registe Ludovica Andò e Veronica Di Marcantonio della compagnia AdDentro.
L’opera, ispirata al dramma classico Le Troiane di Euripide, è stata rielaborata dalle stesse protagoniste, che hanno intrecciato alla narrazione antica frammenti delle proprie esperienze personali. Un lavoro intenso, capace di restituire emozioni autentiche e di offrire uno sguardo profondo sul vissuto delle donne detenute.
L’iniziativa si inserisce nel quadro della Giornata Nazionale del Teatro in Carcere, scelta dalla Direzione dell’istituto come occasione per valorizzare il percorso trattamentale e culturale all’interno della struttura. Al termine della rappresentazione sono intervenute diverse figure istituzionali: la direttrice Anna Angeletti, la vice direttrice Romina Germoni, la vice comandante Roberta Zampelli, la funzionaria giuridico-pedagogica Martina Verrilli e la responsabile dell’area trattamentale Marianna Marini.
All’evento hanno partecipato anche circa 60 studenti maggiorenni dell’Istituto di Istruzione Superiore cittadino, coinvolti in un momento di confronto diretto con le detenute. Un dialogo aperto e partecipato, durante il quale i ragazzi hanno potuto porre domande sul percorso artistico e umano delle protagoniste, entrando in contatto con una realtà spesso distante ma ricca di significati.
La replica dello spettacolo potrebbe presto uscire dalle mura del carcere: è infatti prevista, previa autorizzazione, una nuova messa in scena il prossimo 18 aprile al Teatro Ateneo dell’Università “La Sapienza” di Roma.
Un progetto che dimostra come il teatro possa diventare ponte tra mondi diversi, dando voce a storie di fragilità e trasformazione, e contribuendo concretamente al percorso di reinserimento sociale.

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