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A San Martino al Cimino i funerali di bernabucci ucciso il 13 febbraio

Il saluto della curva: “Vola alto Giovanni”

Tanta gente e una rappresentanza degli Ultras della Lazio si è stretta alla famiglia

Il saluto della curva: “Vola alto Giovanni”

VITERBO - «Dinnanzi alla morte, sempre, è necessario fare tacere tutto e lasciare spazio solo alla parola di Dio. La speranza per noi ha un volto, è quello di Gesù. Non dobbiamo fermarci, perché non abbiamo perduto per sempre Giovanni. Lo ritroveremo con Dio». Così don Fabrizio Pacelli, il parroco dell’abbazia di San Martino al Cimino dove questo pomeriggio si sono svolti i funerali di Giovanni Bernabucci, il 51enne ucciso a coltellate, la sera del 13 febbraio nella casa del vicino. Quello di ieri è stato il giorno del dolore e della commozione. In tanti si sono stretti intorno alla famiglia. Davanti alla chiesa gremita il sacerdote ha detto che «c’è dolore e smarrimento ma la morte non è la fine di tutto».

Tra i presenti una rappresentanza massiccia degli ultras della Lazio come Giovanni. I colori biancocelesti nelle composizioni floreali all’ingresso come la bandiera appoggiata sul feretro.
All’uscita un applauso e uno striscione della curva nord: “Vola alto Giovanni”.
Intanto, sul fronte delle indagini, David Ernesti, l’unico accusato dell’omicidio di Bernabucci, resta in carcere.
Dal reparto di medicina protetta dell'ospedale Santa Rosa, dove è arrivato nelle ore successive al delitto in forte stato di agitazione, è stato trasferito prima nel carcere di Teramo e poi in quello di Ferrara. In attesa degli esiti dell’autopsia che saranno depositati entro sessanta giorni, arrivano le prime indiscrezioni. Sarebbero stati 27 i fendenti sferrati contro Bernabucci tre quelli letali al petto, alla schiena e uno alla gamba.

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