Il caso
02 Agosto 2025 - 07:00
08 Dicembre 2025 - 08:54
«Ci troviamo di fronte a una situazione drammatica, che rischia di mettere in ginocchio l’intero comparto corilicolo della Tuscia. Le aziende agricole stanno perdendo gran parte della produzione e in alcuni casi, soprattutto tra i produttori biologici, il raccolto è completamente compromesso».
Così la presidente di Coldiretti Viterbo, Maria Beatrice Ranucci, che lancia l’allarme per quanto sta accadendo nei noccioleti del territorio.
«Abbiamo aziende - dice - che ci segnalano perdite dal 40% al 50%, fino al 100%. Un colpo durissimo per l’economia locale, stiamo procedendo ad una stima dei danni che potrebbero essere di diversi milioni di euro. Quello che chiediamo è l’attivazione di un Tavolo tecnico in regione per affrontare questa situazione».
Tra le cause che hanno determinato questo fenomeno ci sono una serie di eventi climatici estremi che si sono sommati: dalle gelate tardive di marzo e aprile, proprio nelle prime fasi di sviluppo dei frutti, alla primavera fredda e piovosa, che ha ostacolato l’allegagione, ma anche i suoli con temperature inferiori nelle prime settimane di giugno, lo stress termico improvviso del mese scorso. Tutti fattori che, combinati, hanno avuto un impatto devastante.
Numerose le segnalazioni arrivate agli uffici della federazione provinciale di Coldiretti dalle aziende e anche dal Coordinamento corilicolo territoriale (Cct) della provincia di Viterbo è composto da tecnici agronomi, ricercatori e rappresentanti dei principali enti pubblici e privati che operano attivamente a fianco dei produttori del settore.
«La cascola anomala dei frutti – conclude la presidente Ranucci-molti dei quali vuoti o sottosviluppati, è un fenomeno che si è diffuso in tutto l’areale dei Comuni dei Cimini. Come Coldiretti ci siamo subito attivati.
Le aziende non possono affrontare da sole un danno di questa portata. Servono interventi urgenti e straordinari e il sostegno delle istituzioni. Qui non è in gioco solo la tenuta economica di un settore, ma anche la sopravvivenza di intere comunità agricole, che rappresentano un presidio sociale e ambientale prezioso per il nostro territorio».
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