Dazi di Trump, per la Tuscia effetti limitati. Almeno per ora. È questo il parere generale esaminando i dati delle esportazioni medie verso gli Stati Uniti della provincia di Viterbo. Alla base delle scelte del presidente americano una presunta e precisa strategia del Dipartimento del commercio Usa basata sul deficit commerciale tra il paese a stelle e strisce e ogni singolo altro partner: quel valore poi viene diviso per il totale delle importazioni americane e questo fa scattare il livello di dazio applicato. Nel caso dell’Unione europea, a cui è scattato il dazio del 20%, addirittura si sarebbe dovuto applicare, secondo quest’astratta quanto surreale formula, un dazio del 39%.
Le prime risposte delle Borse europee sono molto chiare: Milano ha chiuso a –5,9%, Farbcoforte a –4,1%, Londra a –3,9% e Parigi a –3,8%. Della negatività dei dazi è d’accordo anche il presidente di Unindustria Viterbo Andrea Belli che parte dall’analisi dei dati provinciali sull’export del 2023 verso gli Usa. «Nell’export provinciale – spiega Belli -, che nel 2023 è stato di circa 403 milioni di euro, gli Stati Uniti occupano il quinto posto, con una quota di poco superiore al 5% e un valore di circa 21 milioni». Già questo dato basta per capire che, la Tuscia, non dovrebbe soffrire le pene dell’inferno avendo un livello di esportazioni verso gli Usa solo del 5% ma, ovviamente, quest’analisi lascia il tempo che trova perché l’economia é globale e le variabili in gioco sono decine. Preoccupazioni ci sono soprattutto sul fronte dell’occupazione per la perdita di valore di mercato per i prodotti e i servizi europei. L’export della provincia di Viterbo vede «ai primi posti Francia e Germania – dice ancora il presidente provinciale di Unindustria Viterbo Andrea Belli -, che insieme raggiungono circa il 25% del totale. I settori che registrano le migliori performance sono la ceramica sanitaria e l’agrifood, due nostre eccellenze: le imprese viterbesi, ed è un dato che voglio sottolineare, sono presenti in 128 Paesi». E’ un quadro non allarmistico, quindi, quello che traccia Belli ma che è solo preliminare e andrà a comporsi nelle prossime settimane e mesi. «Questi dati sono contenuti in uno studio sull’export potenziale – continua Andrea Belli - che abbiamo presentato lo scorso novembre, dal quale risulta che il valore delle esportazioni della provincia di Viterbo verso gli Usa è pari a 174 milioni di euro. Credo che, partendo da questo studio, dobbiamo concentrarci anche su questo aspetto, vale a dire sulla necessità di aumentare, ad esempio, l’export in altri Paesi o cercarne di nuovi». Tutto questo, però, non cambia il parere negativo del presidente di Unindustria Viterbo Belli sulla scelta americana di aggravare i costi dell’export mondiale verso gli Usa che partono da un minimo del 10% e raggiungono i livelli del 34% verso la Cina (con quelli già in essere raggiungono il 54%) e il 46% al Vietnam, per citare i casi più eclatanti. Altrettanto paradossale é la mancanza di ulteriori misure restrittive verso la Russia giustificate con il livello già esistente di sanzioni economiche effettuate. «L’imposizione dei dazi è una decisione errata e rappresenta un problema – conclude il presidente Belli -. C’è preoccupazione tra le imprese, anche se ancora è presto per capirne tutti gli effetti. Per quanto riguarda il tipo di impatto e l’intensità, tuttavia, non abbiamo ancora gli elementi per avere un quadro definito».
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