Il punto
07 Gennaio 2025 - 07:00
25 Febbraio 2026 - 20:36
È appena cominciato il 2025 ed è tempo di prospettive anche per l’agricoltura della Tuscia. Il presidente di Confagricoltura Viterbo-Rieti Remo Parenti conferma che «gli effetti del cambiamento climatico danneggiano stagionalmente tutti i comparti agricoli, non si riescono a fare più le rese e le produzioni che c’erano fino a qualche anno fa. I prezzi sono fermi a 40 anni fa, in altri casi sono tornati al pre-covid facendo finta che non ci sia stata una fiammata inflattiva che ha portato i prezzi finali in aumento del 20%. Nei prezzi finali di vendita, però, gli agricoltori non c’entrano perché i beni a loro sono pagati a prezzi pre-inflazione». Per trovare vie di soluzione nel 2025 Parenti spiega che «come associazione vogliamo una politica agricola comune europea che sia effettivamente agricola: si devono cambiare gli obiettivi della Pac che si devono adattare alle esigenze specifiche dei territori, quindi passare dalla distribuzione a pioggia degli aiuti a considerare chi investe in sostenibilità, innovazione e compete sui mercati. È agricoltore chi produce beni alimentari e deve confrontarsi con il mercato. I guadagni sono calati dell’80%». Per Parenti, inoltre, «la Pac deve essere un modello di transizione ecologica sostenendo le pratiche che tutelano biodiversità, risorse idriche e suolo. Servono fondi mutualistici e assicurazioni che coprano perdite produttive e l’eventuale ripristino delle attività». Un altro obiettivo su cui puntare nel 2025 per le imprese agricole della Tuscia «saranno la digitalizzazione e piattaforme digitali per un’agricoltura di precisione e la connesione delle imprese con le filiere produttive e commerciali» così come «le tecniche di evoluzione assistita per sviluppare colture più resistenti ai cambiamenti climatici». Il presidente Parenti poi cita gli accordi commerciali a livello internazionale che «hanno messo in difficoltà tutte le imprese europee: questi devono essere strumenti per aprire il mercato all’Europa. I prodotti importati devono rispettare gli stessi standard di qualità richiesti a noi agricoltori europei. Serve tutelare le denominazioni di origine protette per le imprese italiane e investire in ricerca e sviluppo».
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