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Cadavere al Bricchetto, al vaglio la causa del decesso

Rimane in carcere il presunto assassino di Camelia Ion. L’avvocato Viola che difende Tuduran: «Non è accertato che si sia trattato di soffocamento»

Cadavere al Bricchetto, al vaglio la causa del decesso

CIVITAVECCHIA – Vanno avanti le indagini della Polizia per fare luce sulla morte di Camelia Ion, la 56enne rumena trovata morta in una stamberga a ridosso del parcheggio del Bricchetto. Per il decesso della donna è stato fermato Lucian Tuduran di 41 anni, con il quale la donna aveva una relazione, anche grazia alla testimonianza dell’uomo che ha trovato il cadavere nella notte tra giovedì e venerdì e ha dato l’allarme al 112.

Soffocata dopo una lite: così è morta Camelia Ion

L’Autorità giudiziaria ha disposto l’esame autoptico e proprio dai medici legali del Verano arriverà il responso in grado di chiarire gli aspetti fondamentali di questo decesso.

Non essendo stati riscontrati segni esterni sul corpo in grado di ricondurre a una recente violenza, gli investigatori si sono concentrati sull’ipotesi dell’avvelenamento o del soffocamento, ovviamente nel caso in cui dovesse trattarsi di omicidio. Rimane tuttavia in piedi l’ipotesi di un malore, considerato il precario stato di salute della vittima, ipotesi che rimetterebbe tutto in discussione, a partire dalla posizione di Lucian Tuduran, al momento detenuto presso il carcere di Borgata Aurelia.

Azzardato in questa fase spingere il piede sull’acceleratore per quanto riguarda le cause di morte, come ha avuto modo di ribadire anche l’avvocato Antonello Viola che difende il fermato. «Preme evidenziare che al fine di accertare le cause che hanno portato alla morte della vittima, la Procura della Repubblica di Civitavecchia, ha disposto l’autopsia su Camelina Ion. Alla data della pubblicazione dei summenzionati articoli – afferma il legale - si evidenzia quanto segue: in primo luogo non è assolutamente accertato che il decesso sia avvenuto a causa di un soffocamento e che lo stesso sia ascrivibile all’odierno indagato». Rimane infatti a carico di ogni indiziato di delitto la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio.

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