L’analisi
18 Agosto 2024 - 07:00
24 Febbraio 2026 - 22:38
Artigiani, nella Tuscia calo del 23,4% tra il 2012 e il 2023 e 45° posto in Italia: dato superiore alla media nazionale dell’1,4%. Inesorabili i dati elaborati dall’osservatorio dell’ufficio studi della Cgia di Mestre su fonti Inps e Infocamere/Movimeprese. Il calo degli artigiani e delle imprese è stato continuo: in Italia nel 2012 c’erano poco meno di 1 milione e 867 mila artigiani e, dopo un netto e costante calo (interrotto solo nel 2021 per l’”effetto covid”), è ripreso fino al quasi milione e 457 mila unità del 2023. Nella provincia di Viterbo si è passati, in senso assoluto, da 10.716 artigiani del 2012 agli 8.204 del 2023 (i dati riguardano sia i titolari/soci che i collaboratori familiari, questi ultimi pari al 7,2% del totale degli artigiani, a livello nazionale, nel 2023). La flessione nel Viterbese è stata pari, in 11 anni, a 2.512 unità. Nel Lazio la provincia con il calo relativo più ampio è stata quella di Rieti (44° in Italia) e pari al -23,5%, quindi quasi uguale a quella della Tuscia, la seconda peggiore del Lazio. Segue la provincia di Latina (-20,8% e 66° posto nazionale), quindi Frosinone (-20,7% e 68° posto) e la città metropolitana di Roma (-16.7% e 91° posto).
La peggiore provincia italiana è Vercelli con il calo del 32,7% di artigiani, seguita da Rovigo (-31,0%); Lucca (-30,8%); Teramo (-30,6%); Biella (-30,3%); Parma (-29,5%); Pescara (-29,3%); Mantova (-28,9%); Massa-Carrara (-28,8%) e Chieti (-28,7%). Tra le regioni la peggiore è stata l’Abruzzo con il -29,2%, seguita dalle Marche (-26,3%); Piemonte e Umbria (-25,8%) e Toscana (-24,5%). Il Lazio è 14° con un calo medio del 19,0%. Il fenomeno di riduzione degli artigiani (il segno meno è ovunque) ha provocato l’aggregazione di molte imprese medio-grandi riducendo drasticamente le botteghe familiari locali: questo ha provocato non solo effetti economici ma anche sociali impattando sul decoro e vivibilità dei centri storici, sulla sicurezza urbana e creando disagi specie agli anziani, spesso impossibilitati a spostamenti presso le grandi strutture di vendita.
Se è vero che gli artigiani tradizionali sono generalmente in calo è anche vero che nuove categorie come addetti al settore bellezza e dell’informatica sono invece cresciuti.
Tra i motivi più impellenti sul calo degli artigiani ci sono l’invecchiamento progressivo della popolazione e, quindi, l’insufficiente ricambio generazionale; la forte concorrenza della grande distribuzione; la diffusione su larga scala del commercio elettronico; il caro-affitti e delle tasse in Italia. Altro punto centrale del calo di interesse per l’artigianato è stata la scuola. Gli istituti professionali, secondo la Cgia di Mestre, sono stati scelti dalle famiglie dei ragazzi meno studiosi nei licei e in altri istituti come ultima via per fare diplomare i propri figli e non per la valenza all’avviamento professionale. Quindi si segnala la non ancora compiuta alternanza scuola-lavoro. Molte imprese stanno lamentando le difficoltà di reperire figure artigiane e, il dato che evidenzia ciò, è per esempio che in Italia ci sono più avvocati che idraulici
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