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Sant'Agostino, il paradosso che blocca il turismo

Tarquinia. Il titolare dello stabilimento balneare ‘‘Er Corsaro’’, Luca Paoletti, punta il dito contro il Comune che gli nega l’autorizzazione a realizzare migliorie sull’arenile, nonostante l’ok del Demanio e nonostante la legge regionale del 15 Luglio 2009 n 11. «Per il Piano regolatore l’area è militare, o al limite agricola, ma da oltre 40 anni operiamo e paghiamo le tasse come struttura turistica»

TARQUINIA - Sant’Agostino, terra di nessuno (contesa da sempre tra Tarquinia e Civitavecchia) ma anche luogo dei paradossi. È quello che sottolinea l’imprenditore Luca Paoletti, titolare dello stabilimento balneare ‘‘Er Corsaro’’ deciso a portare avanti una battaglia legale, a suon di carte bollate, per far valere le sue ragioni nei confronti del Comune di Tarquinia, in particolare dell’ufficio urbanistica che gli ha negato la richiesta di autorizzazione temporanea (il tempo della stagione balneare) per l’allestimento sull’arenile di due chioschi, una veranda e un’area attrezzata con giochi per bambini.



Una richiesta nel segno della buona accoglienza turistica che avrebbe creato anche nuovi posti di lavoro, ma che però rischia di rimanere congelata a causa di un prg inadeguato. 



Nonostante l’ok del Demanio, il progetto di miglioramento della struttura ha infatti conosciuto lo stop del Comune perché l’area in questione, nel piano regolatore, è prevista come zona militare, nonostante lì da 40 anni ed oltre ci sono stabilimenti balneari. «Un assurdo», tuona Paoletti, che rivendica la possibilità di migliorare la propria struttura al servizio dei clienti.



«Sono due anni che chiediamo l’autorizzazione paesaggistica per realizzare sull’arenile, lungo la linea in concessione, delle migliorie stagionali, quali chiosco bar, una veranda, un’area attrezzata con giochi per bambini e puntualmente ce la bocciano», tuona il titolare del Corsaro.



«La legge regionale 15 luglio del 2009 n 11 – spiega Paoletti – prevede che per le zone in concessione, asservite per finalità turistico-ricreative, lo spostamento o la realizzazioni di chioschi bar, o altre modifiche, siano concessi a patto che si faccia una semplice comunicazione al Comune competente. Il Comune di Tarquinia però, non ha accettato questo tipo di richiesta, richiedendomi invece l’autorizzazione paesaggistica. Mi hanno pertanto risposto che in questa zona ‘il Prg prevede un’area F11, impianti e attrezzature militari’. E nel momento in cui dovesse cessare questa destinazione d’uso, ‘la zona diventerebbe E2, vale a dire zona per attività agricola, che pertanto non risulta coerente la destinazione di stabilimento balneare’. Ma noi sono 42 anni che siamo qui come stabilimento balneare, abbiamo una concessione demaniale marittima per fini turistico-ricreativi , paghiamo Imu, Tia e tutto quanto come stabilimento balneare, poi chiedo un permesso e non sono riconosciuto? Con la risposta che ‘Non è coerente la destinazione d’uso di stabilimento balneare dell’immobile’? Vorrei sapere cosa sta succedendo».



«L’architetto responsabile del settore, peraltro, - rimarca Paoletti - è lo stesso che lo scorso anno mi ha autorizzato un campo da beach volley e tre docce. Io vorrei che queste cose si venissero a sapere anche perché i clienti cominciano a pensare che siamo noi che non vogliamo più investire sul territorio, che non ci interessa di migliorare gli spazi comuni».



Alla faccia della promozione turistica, insomma. «Adesso – spiega l’imprenditore - noi abbiamo deciso di mettere un avvocato che andrà a fondo di questa cosa. Io chiedo semplicemente opere temporanee da installare ad inizio stagione e poi rimuovere alla fine dell’estate. Parliamo di prefabbricati in legno, che peraltro, per ammissione dello stesso architetto, rientrano nel contesto paesaggistico; poi però mi si dice che queste strutture non possono essere installate in quanto questa zona è catalogata come militare o agricola. Tutto il resto però qui da sempre è stabilimento balneare».



«Ho più volte parlato di questo problema con il vicesindaco Renato Bacciardi – conclude Paoletti - l’unico che sta cercando di trovare una soluzione. È chiaro che noi stiamo facendo queste cose per lavorare». (a.r.)

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