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Uccisione di Signorina, la Asl: «Profondamente scioccati»

Comunità, sindaca e dipendenti Asl chiedono giustizia; petizione per una targa commemorativa

Uccisione di Signorina, la Asl: «Profondamente scioccati»

CERVETERI - Che Signorina, la gattina del centro storico uccisa da ignoti, fosse amata da tutti lo si era visto già dai primi momenti della tragica scomparsa. Attestati di affetto e di condanna nei confronti di chi ha interrotto la vita della micetta, un po' la mascotte di tutti, sono arrivati da associazioni animaliste e ambientaliste, da privati cittadini e dal sindaco Gubetti che è passata alle vie legali per individuare i responsabili della sua uccisione.

E ora a commentare la morte di Signorina ci sono anche i dipendenti della Asl Roma 4 vicolo Sollazzi che si dicono «profondamente scioccati e addolorati per quanto accaduto».

«Signorina non era solo un animale di quartiere. Era una presenza familiare, discreta e affettuosa. Frequentava spesso il nostro ufficio di medicina di base in vicolo Sollazzi. Quanto accaduto ci ferisce come professionisti della salute e come cittadini». E i dipendenti si uniscono «alla richiesta che venga fatta piena luce su quanto accaduto».

LA PETIZIONE

Intanto "semplici" cittadini si sono mossi creando su change.org una petizione per chiedere l'affissione di una targa commemorativa in ricordo di Signorina. La petizione è indirizzata al sindaco Elena Gubetti e al Comune etrusco in generale.

«Siamo cittadine/i di Cerveteri, tra i tanti, rimasti attoniti e invasi da profonda tristezza, nell'apprendere che la povera Signorina, una gattina dolce e buona, che cercava solo carezze, e regalava sorrisi e buonumore a chi si imbatteva in lei, bambini e adulti, è stata barbaramente uccisa a calci. Inutile il soccorso di un passante per cercare di salvarle la vita e portarla da un veterinario. Signorina era una presenza discreta del quartiere Boccette, di sovente la si incontrava accoccolata al sole in Piazza Risorgimento e per le stradine del centro storico. Sempre pronta a prendersi una carezza e qualche croccantino.

Colpire un animale indifeso e fiducioso è ciò che di più vile ci può essere. Individui privi di empatia, che scatenano le loro frustrazioni sui più deboli. Signorina era il simbolo di una intera Comunità, la quale non può identificarsi in un atto così crudele, sarebbe un bel gesto ridare un po' di dignità a Signorina, con una targa che la ricordi, nei luoghi che lei frequentava, e sensibilizzi ulteriormente perché atti del genere sul nostro territorio, oltre che ovunque, non debbano più accadere. Gli animali non si è obbligati ad amarli, ma sicuramente vanno rispettati».

L'INTERVENTO DELLA CRIMINOLOGA LINDA CORSALETTI

E sulla triste morte di Signorina è intervenuta anche la criminologa Linda Corsaletti: «La violenza - scrive sulla sua pagina Facebook - non nasce all’improvviso. Si costruisce. Spesso in silenzio. Spesso in casa. Il caso della gattina uccisa a Cerveteri, presa a calci fino alla morte nel centro storico, non è solo un atto di crudeltà isolato. È un segnale. Un indicatore precoce di una devianza che, se non riconosciuta e contenuta, può evolvere. In criminologia lo sappiamo bene: la violenza sugli animali è uno dei campanelli d’allarme più rilevanti. Non riguarda solo l’animale. Riguarda la capacità empatica, il controllo degli impulsi, il rapporto con la sofferenza altrui. Ma c’è un punto ancora più scomodo. Quando questi comportamenti emergono in età precoce, la risposta della famiglia è cruciale. E troppo spesso accade il contrario di ciò che servirebbe:

si minimizza

si giustifica

si copre

si nega la gravità

È così che la violenza si normalizza. Non è il singolo gesto a essere pericoloso. È il contesto che lo rende accettabile.

Un ragazzo che fa del male a un animale e non incontra un limite chiaro, non sviluppa senso di responsabilità: sviluppa impunità. E l’impunità è terreno fertile per escalation. E oggi questi ragazzi stanno già facendo i conti con il tempo. Lo sanno. E lo sanno anche i genitori. Perché il tempo, in questi casi, non è solo quello delle eventuali conseguenze giudiziarie. È il tempo psicologico: quello in cui un comportamento si cristallizza, diventa tratto, identità, modalità di stare al mondo. Negare le azioni dei figli non è protezione. È un atto che sfiora la complicità. È un messaggio potente e pericoloso: “non è così grave”.

E quel messaggio, ripetuto, sedimenta. Diventa autorizzazione implicita. Diventa continuità. Chi oggi copre, minimizza o difende a prescindere, sta contribuendo a costruire il problema di domani. Dal punto di vista criminologico, è plausibile ipotizzare alcuni elementi di profilo, senza sostituirsi alle indagini:

– possibile agito in gruppo: la violenza sugli animali in età adolescenziale è spesso facilitata dalla dinamica di branco, che diluisce la responsabilità individuale e amplifica la spinta all’azione

bassa empatia e difficoltà nel riconoscere la sofferenza altrui

ricerca di eccitazione, dominio o “status” all’interno del gruppo

immaturità nel controllo degli impulsi e scarsa interiorizzazione delle regole

– possibile inserimento in circuiti di microcriminalità o comportamenti devianti già presenti

Non è da escludere, inoltre, la presenza di un gruppo misto. Le cosiddette baby gang oggi non sono più esclusivamente maschili: la partecipazione femminile, anche in ruoli attivi, è un fenomeno osservato e in crescita. Questo non attenua la gravità, ma cambia le dinamiche: aumenta la coesione del gruppo e normalizza ulteriormente il comportamento deviante.

Attenzione però: parlare di “profilo” non significa etichettare, ma comprendere i segnali. Perché ogni segnale ignorato oggi è un rischio amplificato domani. Non tutti diventeranno autori di reati più gravi. Ma tutti stanno imparando qualcosa:

che il dolore dell’altro è negoziabile, che la responsabilità è evitabile, che le conseguenze possono essere aggirate. E allora la domanda non è solo “chi è stato?”. La domanda è: chi ha visto prima e ha scelto di non vedere?

Perché la devianza non è solo individuale. È anche relazionale. È anche familiare. È anche sociale. E il silenzio, quello sì, è sempre complice.

Con questa dolcissima micia, amata da tutti, avevo un legame speciale. Prima di trasferirmi in Abruzzo sono andata a salutarla. Combatto da anni contro il maltrattamento animale, come criminologa, come guardia zoofila. E combatterò affinché questa creatura indifesa possa avere giustizia. Una giustizia esemplare. Gli animali sono esseri viventi senzienti, provano le stesse nostre emozioni. Non sono vite di serie B! Non mi fermo finché non usciranno colpevoli e complici.

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