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12 Aprile 2026 - 07:00
Scuderie di Sallupara, la fine dei lavori entro il 30 aprile prossimo.
Procedono spediti i lavori per il completamento degli interventi nell’area del cantiere di Sallupara dopo che, a dicembre, erano stati rinvenuti resti archeologici diffusi e stratificati che hanno imposto, com’è previsto dalla procedura amministrativa, ulteriori approfondimenti.
Lo stop ai lavori è durato fino alla fine dello scorso febbraio e ha portato alla necessità di una perizia di variante che, per venire incontro alle “emergenze imprevedibili” scaturite dai ritrovamenti archeologici, ha costretto il Comune di Viterbo ad aumentare il budget complessivo di 182 mila euro (comprensivi di lavori, Iva e oneri di legge).
I resti storici venuti fuori hanno riguardato una sottostruttura fatta di mura antiche e vuoti che, per evitare qualsiasi rischio, sono stati riempiti e inseriti organicamente nel progetto di recupero che, complessivamente, è costato due milioni e mezzo di euro.
Il prolungamento di undici giorni per il termine dei lavori ha portato alla data ufficiale del prossimo 30 aprile per la consegna dell’opera attesa, ormai, da tanti anni e affidata dal Comune di Viterbo all’impresa Bilancini Srl.
Il progetto di recupero delle ex scuderie di Sallupara, finanziato con i fondi Giubileo, sarà il compimento di un percorso che affonda le sue radici nei secoli.
Le Scuderie di Sallupara a Viterbo, situate vicino alla chiesa dei SS. Faustino e Giovita, sono una storica struttura rinascimentale del XVI secolo, voluta da papa Giulio II e attribuita al Bramante come supporto alla Rocca Albornoz.
Costituite da un imponente corpo a tre navate, le scuderie servivano la residenza papale, ma dopo anni di abbandono e danni bellici (1944), sono oggi in fase di recupero.
Edificate agli inizi del Cinquecento, le scuderie erano in grado di ospitare circa duecento cavalli, funzionali alla presenza della corte papale a Viterbo.
La struttura originale era lunga 63 metri, con tre navate e volte a crociera sostenute da 24 colonne monolitiche in peperino, con capitelli di ordine tuscanico.
Nel corso del XX secolo, in particolare dopo un bombardamento statunitense il 17 gennaio 1944, l'area è rimasta in rovina per circa 70 anni. Grazie a un progetto di restauro, promosso anche con il supporto della Fondazione Carivit, l’area sta rinascendo per essere destinata a scopi culturali e di socializzazione giovanile.
La fruizione di questo complesso, quindi, sarà un vanto per una struttura che era ammirata nel corso dei secoli in tutta Italia e lega il sito a Viterbo, ai papi e alla fine della sua gloria con la seconda guerra mondiale.
Riportarlo alla luce e fruizione significa ridare a Viterbo una parte della sua storia e dignità a una parte della città abbandonata da quasi un secolo.
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