l'almanacco civitavecchiese
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Ottimo Consiglio
Racconti dell’aria
21 Luglio 2014 - 12:48
29 Novembre 2025 - 02:11
TARQUINIA – E’ stato rimesso in libertà con obbligo di dimora nella sua casa di Montalto, Andrea Cesarini, il 41enne commerciante di telefonia finito nella maxi inchiesta di Carabinieri e Finanza partita da Reggio Emilia e che ha portato un mese fa ad arresti eccellenti per false fatturazioni, frode fiscale e riciclaggio. Cesarini è accusato di aver emesso false fatture nei confronti di una società emiliana con la quale ha intrattenuto rapporti commerciali. Società, questa, finita nel calderone della maxi indagine denominata ‘’Octopus’’. Dopo l’interrogatorio fiume di martedì scorso, richiesto dallo stesso Cesarini e tenuto direttamente dal sostituto procuratore dottoressa Valentina Salvi, il legale difensore di Cesarini, avvocato Paolo Pirani, ha presentato istanza di scarcerazione accolta dal gip Baraldi che ha quindi autorizzato la revoca dei domiciliari su parere positivo del pubblico ministero. Cesarini, nel corso delle oltre cinque ore di interrogatorio, ha ricostruito tutti i passaggi di quelle forniture, fornendone ampia spiegazione e mettendosi a disposizione dell’autorità giudiziaria. Grande soddisfazione da parte dell’avvocato Paolo Pirani: “Dopo aver letto tutti gli atti sulla posizione dell’imprenditore tarquiniese abbiamo avanzato la richiesta di interrogatorio nel corso del quale è stato provato il ruolo marginale di Cesarini nell’intera vicenda. Cesarini ha infatti chiarito la sua posizione e spiegato i rapporti che aveva con alcuni imprenditori emiliani con un resoconto esaustivo che è stato premiato”. Come si ricorderà, nell’ambito della stessa maxi inchiesta sono finiti nomi eccellenti come quello del giornalista Marco Gibertini o degli imprenditori della Reggiana Gourmet, Mirco e Gianluca Salsi. In tutto, nell’operazione ‘’Octopus’’, sono state denunciate 41 persone, di cui otto per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, e i restanti 33 per reati di natura fiscale e riciclaggio. Fra gli indagati, 12 sono stati colpiti da provvedimenti restrittivi della libertà personale. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Valentina Salvi, è stata avviata nel 2011 dall’Arma dei Carabinieri e ha visto il necessario coinvolgimento della polizia tributaria della Guardia di Finanza. L’attività investigativa avrebbe evidenziato come gli associati -, attraverso 12 società “cartiera”, appositamente costituite o acquisite e intestate a ‘’presta nomi’’, con sede legale in provincia di Roma, Napoli, Reggio e Viterbo, mediante il consolidato sistema delle false fatturazioni -, avrebbero consentito ad imprese con sede in numerose altre province, di evadere le imposte sui redditi e l’imposta sul valore aggiunto per oltre 13 milioni di euro. Sarebbero state emesse false fatture per un ammontare di 33 milioni di euro. Gli associati avrebbero perpetrato una truffa ai danni dello Stato per oltre 232mila euro mediante l’utilizzo di “false dichiarazioni di intento che consentono ad imprese che operano con l’estero di acquistare beni o servizi in esenzione dell’imposta sul valore aggiunto”. Uno degli associati si sarebbe reso responsabile di una tentata truffa ai danni dello Stato per ottenere un finanziamento pubblico rilasciato dal Ministero dello sviluppo economico, trasmettendo false fatture rilasciate da una delle imprese cartiere dell’associazione. Il riciclaggio del denaro derivante da delitti sarebbe stato attuato dall’associazione mediante la compiacenza delle imprese destinatarie delle false fatture che, una volta ottenuto il falso documento, provvedevano a restituire la somma pari all’imposta sul valore aggiunto indicata in fattura agli associati. (a.r.)
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