Ottimo Consiglio
AUTOMOBILISMO FORMULA 1
01 Aprile 2026 - 14:08
La vittoria nel Gran Premio del Giappone a Suzuka ha definitivamente consacrato Kimi Antonelli come una delle nuove stelle della Formula 1. Un successo arrivato dopo quello in Cina, che proietta il giovane talento italiano in cima al Mondiale e accende l’entusiasmo di tutto il motorsport tricolore.
A raccontare da vicino la crescita di Antonelli è Raffaele Giammaria, volto noto a Civitavecchia, già campione italiano Gran Turismo e protagonista in passato in Formula 3 e nell’International GT Open. Giammaria ha seguito da vicino i primi passi del pilota bolognese e oggi ne analizza presente e futuro.
«Ho provato una grandissima emozione, sincera e profonda nel vedere il successo di Suzuka – dichiara Giammaria – per Kimi è la realizzazione di un sogno, ma in un certo senso è anche il sogno di tutte le persone che gli sono state vicine nel suo percorso: prima di tutto la famiglia, poi chi ha lavorato con lui nella crescita sportiva e umana.»
Da italiano, poi, c’è un motivo in più di orgoglio: vedere un nostro ragazzo vincere in Formula 1 ha un peso speciale, perché riporta il nostro Paese dove merita di stare. Ma la cosa che più mi ha colpito è che, in quel momento, rivedevo ancora il bambino conosciuto tanti anni fa: lo stesso sguardo pulito, la stessa naturalezza, la stessa capacità di fare cose straordinarie senza mai perdere semplicità.
La vittoria in Giappone, arrivata dopo quella in Cina, conferma che non stiamo parlando soltanto di un ragazzo veloce, ma di un talento vero, che continua a bruciare le tappe con una naturalezza fuori dal comune.»
Come già detto, Giammaria ha avuto modo di seguire la crescita del pilota bolognese. Ma com’era Antonelli da piccolo?
«L’ho conosciuto da bambino e ho avuto la fortuna di seguirne i primi passi anche grazie al mio ruolo di Direttore della Scuola Federale ACI Sport. Ricordo benissimo il Kart Summer Camp del 2014 a Sarno, uno dei momenti in cui tanti ragazzi entrano davvero in contatto con il motorsport.»
Ed è importante dirlo: tutto parte dal karting. Prima della Formula 4, della Formula Regional, della Formula 3, della Formula 2 e infine della Formula 1, c’è sempre il karting. Il nostro camp nasce proprio per accompagnare i più giovani all’inizio del loro percorso.
Già allora Kimi aveva qualcosa di diverso. Non era solo velocità, che pure era impressionante. Colpivano la qualità della guida, la capacità di capire subito le situazioni, di adattarsi e di gestire l’imprevisto con una calma incredibile per un bambino.
E poi non era mai presuntuoso. Andava fortissimo, spesso “le suonava” a tutti, ma lo faceva con naturalezza, divertendosi e mantenendo un rapporto sano con gli altri. Talento, equilibrio e personalità: caratteristiche da predestinato.
Ricordo che alla fine di quell’esperienza parlai con sua madre Veronica e poi chiamai suo padre Marco, che è anche un caro amico. Gli dissi, quasi provocatoriamente, che aveva un “dovere morale” verso il motorsport italiano: portare Kimi fino alla Formula 1. Lui mi rispose che era ancora un bambino, ma dentro di me ero certo di quello che avevo visto.
Da lì ha iniziato a vincere ovunque, fino alla chiamata della Mercedes. Il resto è sotto gli occhi di tutti.»
E la domanda che si pongono gli appassionati di motorsport è: dove può arrivare Antonelli?
«Secondo me Kimi è già al passo dei migliori. E non lo dico per entusiasmo, ma per quello che sta dimostrando in pista. È in testa al Mondiale dopo due vittorie consecutive e questo dice tantissimo.»
Corre nella stessa squadra di George Russell, che è uno dei riferimenti della Formula 1 attuale, e nelle ultime gare ha dimostrato di poter stare davanti anche in termini di ritmo e completezza del weekend.
Detto questo, serve equilibrio: la stagione è lunga e parlare oggi di titolo è prematuro. In Formula 1 gli equilibri cambiano in fretta. Ma una cosa è certa: Kimi ha tutte le qualità per diventare un pilota di vertice assoluto.
Ha velocità, tecnica, testa e sensibilità. E soprattutto ha una dote rarissima: continua a crescere senza farsi travolgere da ciò che gli succede intorno. Il consiglio è quello di ragionare gara per gara, anche se lui le tappe continua a bruciarle.
Se però mi chiedi se può diventare campione del mondo, al netto della scaramanzia, la risposta è sì. Il talento da campione del mondo ce l’ha da sempre.»
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